giovedì 15 maggio 2014

IL COMPLOTTO
Le cronache di questi giorni ci riportano una notizia clamorosa (mica tanto, in verità). L'ex segretario al tesoro degli Stati Uniti Tim Geithner (mica l'ultimo arrivato) rivela nel suo libro di memorie "Stress test - riflessioni sulla crisi finanziaria", appena uscito negli USA, che nell'autunno 2011 ci fu una specie di complotto europeo per favorire l'uscita di scena di Berlusconi.
Sulla questione vi riporto, condivindendola totalmente, la rubrica “L'Amaca” di Michele Serra sulla Repubblica di oggi:

"Nel mio vecchio e autorevole dizionario di casa alla voce “complotto” si può leggere: “macchinazione, trama, cospirazione, accordo segreto di poche persone ai danni di qualcuno”.
Alla luce di questa definizione viene da domandarsi se sia corretto definire “complotto” il fatto che per circa vent’anni, in tutto il mondo, nelle più svariate occasioni pubbliche (summit planetari, incontri bilaterali, conferenze internazionali, stipule di convenzioni, firme di trattati, convegni, conversazioni nelle tribune d’onore di parate militari e di altre solenni celebrazioni di Stato, cene, cocktail e ricevimenti d’ambasciata con o senza abito scuro, incontri formali e informali tra governanti di destra, di sinistra e di centro di quasi tutte le Nazioni), un numero impressionante di capi di Stato e di governo, leader politici, ministri, viceministri, appartenenti al corpo diplomatico, autorità civili e militari, consulenti, con un long drink in una mano e l’altra nella tasca del blazer abbia detto più o meno, e con pochissime varianti: ma questo Berlusconi, quando è che si leva dai piedi?"

sabato 10 maggio 2014

Buona domenica
                                                                                                              -
               -
Buona Domenica a tutti Voi, e a tutti gli ZERI del Mondo,
di Renato Zero e  i “nummeri” di Trilussa

 

Diceva l’Uno ar Zero -

ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner penziero
rimani un coso vòto e inconcrudente.


Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tali e quali a te,
lo sai quanto divento? Centomila.


E’ questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più sò li zeri che je vanno appresso. 

(Trilussa)

 PAOLA E MARCELLO
Paola e Marcello si giurano eterno amore stamattina nel Santuario Maria SS. del Castello-Formicola.
Ai giovani sposi, alla mamma Rosaria e a Tonino che guarda da lassù,  gli auspici più sentiti  ed un affettuoso abbraccio.

giovedì 8 maggio 2014

  CON LE IMMAGINI .....E' PIU' FACILE

 

Claudia Lombardo, consigliera regionale in pensione a 41 anni

L'ex consigliera regionale Claudia Lombardo è andata in pensione a 41 anni con un vitalizio di 5100 euro.


E’ sempre un enorme dispiacere quando certe cose capitano a persone così giovani, soprattutto quando a pagare sono i cittadini e quando gli anziani di questo Paese riescono a stento ad arrivare a fine mese. Oggi vi raccontiamo la vicenda di Claudia Lombardo, ex-consigliera regionale in Sardegna, che ha avuto la “sfortuna” di andare in pensione a soli 41 anni:
“«Miss Vitalizio» si chiama Claudia Lombardo, faceva la consigliera regionale in Sardegna ed è appena andata in pensione a 41 anni. Facendo marameo agli italiani inchiodati vent’anni fa dalla riforma Dini. Doveva ancora compiere 23 anni e faceva l’università, la giovane Claudia, quando il governo di «Lambertow» varò nel ‘95 quella svolta sulle pensioni che cambiò la vita di milioni di italiani. Andando a toccare, ovvio, milioni di «diritti acquisiti» individuali.”
Prima della discesa in campo, “Miss Vitalizio” non aveva mai lavorato in vita sua, come spiega Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera:
“L’anno prima, nel ‘94, la ragazza era stata eletta giovanissima, senza aver mai lavorato un giorno in vita sua, al consiglio regionale della Sardegna. Merito della bellezza, dei riccioli biondi, del «tocco magico» che aveva allora Berlusconi, dei voti di papà Salvatore. Il quale, consigliere socialista confluito in Forza Italia, le aveva lasciato in eredità il seggio come fosse un comò.
Confermata alle elezioni del ‘99 e a quelle del 2004, coordinatrice sarda del partito nel 2008, dopo la vittoria di Ugo Cappellacci nel 2009 venne eletta, prima donna in assoluto, presidente dell’assemblea regionale. E per anni restò tra i referenti del partito nell’isola finché cominciò a sparare sull’allora governatore di destra: «Ugo è solo un demagogo e un populista». Sperava che l’ex Cavaliere puntasse su di lei? Boh… Certo è che alle ultime elezioni non è stata neppure candidata: «La mia prima fase nelle istituzioni finisce qua».”
A quanto pare non è l’unica a ricevere questo tipo di trattamento:
“Certo, non sono gli unici a essersene andati a prendere il vitalizio giovani o giovanissimi. Era successo a 49 anni, per lo strascico delle vecchie regole, ad Alfonso Pecoraro Scanio, a 48 a Rino Piscitello, a 46 ad Antonio Martusciello. E sempre per lo strascico di norme troppo tardi ritoccate, come spiegava poche settimane fa Sergio Rizzo, c’è ancora oggi alla Regione Lazio chi è appena andato in pensione con cinquant’anni e una sola legislatura.
Un insulto a tutti quegli italiani che, dopo anni di polemiche infuocate, erano convinti che certi privilegi inaccettabili fossero da tempo alle spalle. Che insieme con l’abolizione dei vitalizi per i consiglieri regionali delle nuove tornate elettorali, imposta a furor popolare, fossero state aggiustate, per decenza, anche le storture più folli e offensive delle situazioni pregresse. Il caso clamoroso di Claudia Lombardo dimostra: non è così.”

Fonte: Lafucina

 PARITA' DI GENERE:DONNE IN GIUNTA
Sul sito web del Comune è pubblicata la delibera del Consiglio comunale n.18 del 30.4.2014 che modifica l'art.32 dello Statuto Comunale con la previsione della garanzia della presenza in giunta di entrambi i sessi...ma con il trucco. Infatti, viene introdotta l'aggiunta della norma che nel caso in cui nel Consiglio comunale siano assenti o rinunziano a ricoprire la carica di assessore donne della compagine della maggioranza, il Sindaco può procedere alla nomina di una giunta composta di soli uomini “ dopo aver effettuato un minimum di indagine conoscitiva volta a verificare se nel bacino territoriale del comune di riferimento non vi siano personalità femminili in possesso delle qualità – doti professionali, nonché condivisione dei valori etico- politici della maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni – necessarie per ricoprire l’incarico di componente della giunta comunale e, sempre che, la nomina di assessori al di fuori della maggioranza consiliare sia compatibile con le esigenze di governabilità”;
E' evidente che la norma aggiunta è solo un espediente per conservare una giunta tutta maschile, peraltro, politicamente più che fallimentare. 
C'è poco da commentare. Sindaco e maggioranza fanno fatica a capire che la rappresentanza digenere prima ancora di un obbligo giuridico è una questione di civiltà e di qualità della democrazia.


martedì 6 maggio 2014

CON LE IMMAGINI .....E' PIU' FACILE

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L’AMACA DEL 6 MAGGIO 2014 (Michele Serra)
La Prima Repubblica non trattò con le Brigate Rosse, la seconda tratta con Genny ‘a Carogna e giustamente da due giorni non si parla d’altro. Ma sarebbe doveroso aggiungere, e non lo si fa abbastanza, che non è solo il famigerato Stato ad avere calato le braghe. È la società intera. È un Paese intero. Il capitano del Napoli, quando va a trattare con gli ultras convinto che sia una cosa normale, non è lo Stato. Il presidente De Laurentis che in diretta tivù elogia il comportamento degli ultras non è lo Stato. I dirigenti del calcio non sono lo Stato, sono privati cittadini che per conservare stipendio e quiete da vent’anni girano lo sguardo dall’altra parte. Non sono Stato i calciatori amici dei capibastone di curva, non sono Stato i ragazzi italiani che chiamano sbirri i poliziotti, non è di Stato lo spregio generalizzato per le regole. La verità fa male anzi malissimo, ma la verità è che l’arroganza degli ultras, gli autogrill svaligiati, gli stadi privatizzati a loro uso e consumo, la volgarità e l’odio adottati come linguaggio identitario sono la patologia più vistosa (ma non l’unica) di un paese che con l’illegalità ha imparato a convivere: o perché complice o perché rassegnato. Qualche mese fa, con ironico sollievo, il presidente di una società di serie A mi ha detto: “Noi siamo stati fortunati. I nostri ultras sono delinquenti ma almeno non sono nazisti”.

lunedì 5 maggio 2014

COMPENSI PER SCRUTATORI E PRESIDENTI DI SEGGIO ELEZIONI EUROPEE
Essendo prevista una sola scheda elettorale, i compensi sono così previsti: ai Presidenti di seggio vanno 120 euro, agli scrutatori e ai segretari 96 euro.
Questi importi sono maggiorati, rispettivamente di 37 e 25 euro nei Comuni nei quali si svolgono anche le elezioni comunali:
Presidenti di seggio: 157 euro (120+37)
Scrutatori e segretari:121 euro (96+25)
Quest'anno non si voterà più lunedi, ma solo di domenica.L'orario è stato allargato, dale 7 alle 23(prima era dalle 8 all2e 22).
Lo spoglio avverrà subito dopo il termine delle votazioni, quindi dalle ore 23 di domenica 25 maggio. Una bella "botta"dopo aver svolto le operazioni elettorali per 16 ore.
 

domenica 4 maggio 2014

Con le immagini.....è più facile

    




Ultimo stadio
4/05/2014
Nella finale della coppa calcistica nazionale ogni Paese offre uno specchio di sé. Anche noi, modestamente. Si comincia con un simpatico assalto degli ultrà della Roma a quelli napoletani. Non importa che la partita sia Napoli-Fiorentina e i romanisti non c’entrino nulla. La finale di Coppa Italia è una sorta di convegno dove delegazioni di violenti provenienti da ogni bar sport della penisola si danno appuntamento fuori dallo stadio per regolare i conti in sospeso: laziali contro romanisti, romanisti contro napoletani, pare addirittura napoletani contro veronesi. Al culmine della battaglia, una brigata di teste di cuoio giallorosse tende un agguato ai marines partenopei, o viceversa: dall’immane scontro di cervelli scaturisce un parapiglia. Da qui in poi i contorni della vicenda diventano ancora più sfocati. L’unica certezza è che qualcuno estrae una pistola e spara. Riassumendo: un agguato per le strade e l’assolo di un pistolero. Non a Tripoli o a Beirut, dove al massimo può succedere di imbattersi in Dell’Utri, ma nel cuore di Roma, capitale di un sedicente Stato occidentale. Sul selciato restano vari feriti, uno dei quali messo malissimo. Gli altri travolgono lo sparatore e ne fanno poltiglia da pronto soccorso.
Dopo essersi espressa fuori dallo stadio, la cultura sportiva degli italioti si trasferisce all’interno e assume la forma di due valentuomini appollaiati sopra una balaustra, uno dei quali indossa una maglietta che inneggia all’assassino del poliziotto catanese Raciti, a cui un ultrà tirò addosso un lavandino. I due pensatori si presentano come i capipopolo della tifoseria napoletana. Pare che senza il loro meditato assenso non si possa disputare la partita. I desideri degli altri settantamila dello stadio e dei milioni davanti alla tv non contano ovviamente nulla. Solo i pendagli da curva hanno il monopolio della minaccia fisica e verbale. Marek Hamsik, il capitano del Napoli che un destino milionario ma bizzarro ha condotto dalla natia Slovacchia a questi climi molto meno temperati, si attarda a parlamentare con gli ambasciatori ultrà e, quando ormai si sta consumando la vergogna di una resa ai violenti in diretta televisiva, in un eccesso di magnanimità i capibastone concedono alle squadre e all’Italia intera il permesso di giocare.
Con un’ora di ritardo tutto è pronto per la cerimonia dell’inno nazionale ispirata al modello americano del Superbowl, con una cantante, Alessandra Amoroso, che intona «Fratelli d’Italia» al microfono. Ma i fratelli riuniti allo stadio fischiano l’esecuzione fin dalle prime note e ha un bel sgolarsi Matteo Renzi in tribuna: quando i fischi non bastano più, a soffocare la musica arriva il sostegno di qualche bombetta carta, una delle quali manda un vigile del fuoco all’ospedale.
Ora che gli agguati, gli spari, i ricatti, i fischi e i petardi sono finiti, la finale di Coppa Italia può persino cominciare. L’Italia, quella è già finita da un pezzo. Naufragata in un profluvio di parole, proclami e decreti che servono a coprire la mancata applicazione delle leggi. Perché se un hooligan inglese o spagnolo si azzardasse a fare anche un decimo delle cose che vi abbiamo sommariamente raccontato passerebbe il resto della sua giovinezza in carcere, meglio ancora a compiere qualche lavoro socialmente utile. Come del resto chiunque di noi, se commettesse quegli stessi reati lontano dallo stadio, ormai ridotto a porto franco della bestialità tribale travestita da «onore e rispetto» non si sa di chi, certo non degli altri e tantomeno di se stessi. I bambini inquadrati sugli spalti dell’Olimpico avevano sguardi impauriti e severi: un verdetto di sconfitta per tutti.


sabato 3 maggio 2014

NOMINA SCRUTATORI

Un'opposizione ingenua  pasticcia e si lascia sfuggire l'occasione per assestare  un sonoro schiaffo morale  alla politichetta della maggioranza.

mercoledì 30 aprile 2014

Consiglio comunale

Ho assistito nel pomeriggio alla seduta del Consiglio Comunale dove si è trattato del conto consuntivo e della modifica dello Statuto per garantire la presenza femminile in Giunta.
Peccato davvero che i consigli comunali non vengano trasmessi via web ed altre diavolerie moderne. Nessuna cronaca e nessuna penna possono raccontare avvenimenti che si collocano tra il ridicolo e il tragicomico.

sabato 26 aprile 2014

 DIKE e AIDÒS
Ho da poco terminato di esaminare il conto consuntivo 2013, deliberato dalla Giunta Comunale del nostro Comune, che verrà portato nei prossimi giorni all'approvazione del Consiglio Comunale.
Avendo memoria della disputa dello scorso anno tra maggioranza e minoranza sulla veridicità e attendibilità del conto consuntivo anno 2012, sono rimasto sbigottito nel ritrovare nel conto consuntivo 2013 voci  che, riconosciute  dalla stessa maggioranza insussistenti ,  rendono il conto  nuovamente e palesemente non veritiero.
Errare è umano, è il perseverare con arrogante strafottenza ad essere diabolico.
 Mentre esaminavo il Conto, istintivamente il pensiero è andato lontano nel tempo, al mio professore di filosofia.
Voi direte, che c'azzecca il professore di filosofia.  C'azzecca.....C'azzecca.
La sua ora di lezione si svolgeva nel massimo silenzio, era un piacere ascoltarlo. Era un “patito” di Platone che spiegava con eccezionale bravura. Indimenticabile un suo commento su il dialogo “Protagora” che, come quasi tutti i dialoghi platonici, ruota intorno alla figura di Socrate che in questo caso discute con Protagora,filosofo di Abdera, sulla virtù politica.
Nel Protagora, Platone riporta il grande mito sulla costituzione delle Polis (città). Per farla breve, Zeus, re degli dei (nella mitologia greca), dona agli uomini due virtù, affinché possano costituire le città e amministrarle con “sapienza politica”il senso della giustizia (Dike) e il senso della vergogna (Aidòs).
Letteralmente sarebbe solo giustizia e vergogna/pudore, ma vengono  tradizionalmente tradotti così.
Dunque, un Politico degno di questo nome, per poter svolgere questa nobilissima arte di amministrare la cosa pubblica deve avere queste due virtù.
Ecco, se potesse vedere cosa avviene nel nostro Comune(non mi riferisco al solo rendiconto),  sono certo che il mio professore, con la sua voce calma e pacata, mi direbbe: giovanotto (così ci chiamava)  nella tua Polis scarseggia  Dike , ma ancor più  Aidòs.

 
Post scriptum: 
La mancanza di una adeguata cultura di governo della cosa pubblica  dei nostri amministratori si è manifestata ancora una volta con quegli  atteggiamenti spregiudicati e arroganti che hanno danneggiato non solo materialmente ma anche e soprattutto moralmente la nostra comunità e la sua stessa civile convivenza.

Una funzione nobile, qual'è la rappresentanzadi tutti i cittadini, dovrebbe essere svolta con ben altra serietà e senso dell'etica pubblica a prescindere dalle responsabilità.

Di seguito, e a solo titolo di informazione,  sintetizzo una  recente sentenza della Cassazione  che recita :
Il delitto di falso ideologico di pubblico ufficiale in atto pubblico(1), di cui all’art. 479 del codice penale. è connotato dal dolo generico; per cui è sufficiente la consapevolezza di “immutatio veri” (vale a dire la consapevolezza di dichiarare il falso) e non è richiesta l’intenzione di cagionare un danno o di raggirare il destinatario del documento. La volontà e la consapevolezza di formare un atto falso, non  vanno confuse con la volontà di servirsi di esso per raggiungere fini contra legem; con la conseguenza che il delitto sussiste non solo quando la falsità sia compiuta senza l’intenzione di nuocere, ma anche quando la sua commissione sia accompagnata dalla convinzione di non produrre alcun danno, rilevando esclusivamente la coscienza e la volontà di dare un’immagine non corrispondente al vero ai conti del Comune.


(1) i consiglieri comunali nel momento in cui svolgono le loro funzioni sono pubblici ufficiali.





venerdì 25 aprile 2014



25 aprile

La Liberazione ci halasciato tante storie di sofferenze . Riporto la  storia di  Armando Amprino, che il 22 dicembre 1944 veniva fucilato a Torino dai Repubblichini.
Carissimi genitori, parenti e amici tutti,
devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.
Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.
Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.
Vostro figlio Armando
NON BASTA LA RABBIA
Il fenomeno è ormai noto, e certo non è solo locale(Grillo docet): la rivolta contro ogni forma di rappresentanza(maggioranza, opposizione), i partiti, i sindacati, le istituzioni. E' ormai palese che la rabbia alimentata dalla crisi e moltiplicata dalla Rete Internet brucia tutti nello stesso rogo colpevoli e innocenti, senza badare alle responsabilità.
La rete sembra ormai bar di paese in cui ognuno può spararla grossa su tutto.I bar di paese erano un luogo importante, ma ci andavano pochi e parlavano sempre i soliti.Ora ci vanno in tantissimi e rifanno ogni giorno la formazione della squadra del cuore, della nazionale, dell'amministrazione locale, del governo nazionale e altro ancora. Tutti si sentono legittimati a prendere la parola.
Per fortuna della democrazia. Per sfortuna della democrazia. Il confine è sottilissimo e molto confuso.
Questa è l'era dello sciame, nel quale è facilissimo "partecipare" senza prendersi nessuna  responsabilità personale, senza accorgersi, mentre si sputa veleno, che si fa male alle persone.
Capisco la rabbia dei giovani, è giustificata, ma non basta la rabbia per cambiare le cose.

martedì 22 aprile 2014

LE INTESE EXTRA-LARGE
Succede a Pompei Gallo--620x420 
A Pompei, Franco Gallo si presenta candidato Sindaco in una coalizione  di 16 liste, civiche e di partiti, tra cui PD e Forza Italia. Il ridicolo è riuscito

domenica 20 aprile 2014

 RAGAZZO MIO

Buona domenica, con un bellissimo e anche attuale brano di Luigi Tenco.

…Ragazzo mio, un giorno ti diranno che tuo padre 
aveva per la testa grandi idee, ma in fondo, poi…. 
non ha concluso niente 
non devi credere, no, vogliono far di te 
un uomo piccolo, una barca senza vela 
Ma tu non credere,no, che appena s’alza il mare 
gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo 
Ragazzo mio…un giorno i tuoi amici ti diranno 
che basterà trovare un grande amore 
e poi voltar le spalle a tutto il mondo 
no, no, non credere,no, non metterti a sognare 
lontane isole che non esistono 
non devi credere,ma se vuoi amare l’amore 
tu,…non gli chiedere quello che non può dare 
Ragazzo mio, un giorno sentirai dir dalla gente 
che al mondo stanno bene solo quelli che passano la vita a non far niente 
no,no,non credere no, 
non essere anche tu un acchiappanuvole che sogna di arrivare 
non devi credere, no, no, no non invidiare 
chi vive lottando invano col mondo di domani…

sabato 19 aprile 2014

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAokMx8XO01tFFOSINlZOpvwuM3BZaepgup_fbdnPPnSeWh2E0kM2EYlfigcN2CDnDfpU4KaA8YGBLqDow-u2pLGg_D5beFkXfodPGQj8VHWZjuIs08K8-HEhPmcNGLJfH3M-4hW4m/s1600/buona_pasqua.jpg

Auguro ogni bene a questa sgangherata Italia,pur sempre amata, sperando che si riprenda.
Buona Pasqua, sinceramente, a tutti coloro che leggeranno queste righe e anche a coloro che non le leggeranno.

lunedì 14 aprile 2014


PARITA' DI GENERE
La scorsa settimana il Consiglio Comunale di Pontelatone ha discusso la proposta di modifica dello Statuto Comunale, come peraltro imposto dalle legge 215 del 23 novembre 2012, relativa alla presenza delle donne in Giunta presentata dai consiglieri di minoranza. L'argomento è stato rinviato(vedi delibera all'albo pretorio on line del Comune).
Quando si tratta di legiferare in Parlamento o deliberare a livello locale per i diritti delle donne c'è sempre motivo per rinviare, per dire che il problema è un altro.
Sull'argomento può essere utile leggere l'articolo di Francesca Izzo, pubblicato lo scorso mese di Marzo dall'Unità. 

Altro che quote rosa, è democrazia paritaria di Francesca Izzo(1)


francesca izzo 18 marzo 2014

È accaduto con la parola Femminicidio al principio c’era una resistenza fortissima ad usarla perché brutta e urticante, ma poi l’ha spuntata perché è l’unico termine appropriato per denotare l’uccisione di una donna solo perché è donna. Quando con una grande campagna di informazione si è chiarito che mariti, fidanzati, conoscenti le uccidono perché, aspettandosi acquiescenza e subordinazione, non riescono invece a tollerare la loro libertà e il loro rifiuto, allora il termine è diventato di uso corrente.
Ecco ora siamo alle prese con un’analoga situazione, forse ancora più difficile. L’espressione che deve entrare nell’uso comune è «democrazia paritaria» ma deve combattere per affermarsi contro quella semplice e diffusa di «quote rosa». In questi giorni di quote rose se ne è scritto e detto a destra e manca per raccontare dell’iniziativa di un consistente numero di deputate di inserire nella nuova legge elettorale il principio della parità. Chi si è dichiarato a favore chi contro, ma tranne pochissime eccezioni, tutti a parlare di quote rosa.
Appena qualche giorno fa, ad esempio, Gian Antonio Stella ne ha sostenuto la necessaria e temporanea introduzione per vincere uno storico gap. Invece una platea vasta, arringata a sorpresa ieri sera a Che tempo che fa da una Luciana Littizzetto anti-quote, è duramente contraria perché respinge le tutele, vuole il merito e non i recinti protetti. Soprattutto le giovani donne si mostrano ostili: hanno misurato a scuola, negli studi, nei concorsi il loro valore e sanno di poter competere alla pari con i loro coetanei e quindi non vogliono essere ricacciate nel ghetto degli svantaggiati, di quote infatti si parla per chi ha degli handicap, per le minoranze …
Hanno pienamente ragione: le donne non sono una minoranza e per giunta oggi le giovani donne sono forti, preparate e competitive, altro che svantaggiate. E allora? Il fatto è che le parole sono le cose e usare la parola quota per indicare qualcosa di diverso produce terribili fraintendimenti.
Democrazia paritaria è l’espressione adeguata. Adeguata ad indicare che la rap- presentanza del popolo (quella che con il voto eleggiamo in Parlamento), per essere democratica e non «oligarchica», deve dare «rappresentazione» del dato basilare che il popolo è fatto per metà da uomini e per metà da donne e che quindi la composizione parlamentare deve essere paritaria. I criteri con i quali vengono scelti i rappresentanti, cioè i famosi merito, qualità e competenza dei candidati riguardano in egual misura sia gli uomini che le donne e prescindono dalla regola paritaria, a meno che non si pensi che merito, qualità e competenza abbondino tra gli uomini e scarseggino tanto drammaticamente tra le donne da dover ricorrere a sciocche incompetenti per rispettarla.
La democrazia paritaria non configura alcuna concessione, alcun regalo o tutela, è la semplice presa d’atto (frutto però di un’epocale rivoluzione culturale e politica) che il popolo sovrano è fatto di uomini e donne e non è una nozione neutra, indistinta. È stata quella nozione neutra a consentire, anche nella storia repubblicana, di considerare «normale» che la rappresentanza fosse monopolizzata dagli uomini e che la presenza delle donne fosse un’anomalia, un’eccezione da giustificare con meriti altrettanto eccezionali. Questa visione, diffusa ancora oggi, è l’eredità di un lungo passato che non vuole passare, nel quale la politica era per definizione cosa esclusivamente di uomini e alle donne era vietato, proibito di occuparsene e qualcuna, per sfidare il divieto, ci ha rimesso pure la testa.
La democrazia paritaria è il compimento della democrazia, perché porta a compimento l’inclusione delle donne nella polis. E fa anche un’altra cosa non meno rilevante: sottrae all’arbitrio o alla «generosità» degli uomini che ne detengono le chiavi una parte del potere di decidere, rendendo più libere le donne.
Non si chiedono meriti o medaglie speciali alle donne per entrare nella cittadella della rappresentanza, né ci aspettiamo azioni miracolistiche dalla loro presenza. Ma credo sia chiaro a tutti che una rappresentanza popolare composta per metà da donne, cambiamenti nella concezione e nella concreta azione politica li produce e sicuramente in meglio, vista la crisi drammatica di credibilità e di fiducia delle istituzioni rappresentative.




(1)Nata a Formicola (Caserta, Campania) il 10 luglio 1948  
laurea in lettere e filosofia;docente universitario,ricercatore di scienze orientali



domenica 13 aprile 2014

CANCELLATA DETRAZIONE CONIUGE A CARICO?  
Brutta sorpresina per tutte le famiglie all’interno della legge delega per la riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs act.
Il governo Renzi, nella norma, ha inserito una “postilla” che punta alla cancellazione delle detrazioni per il coniuge a carico, vala a dire  tagli ad alcune detrazioni fiscali come quelle relative al coniuge a carico, finora concesse ai nuclei monoreddito.
L’allarme è stato lanciato da Avvenire, quotidiano di riferimento della Cei, che ha scoperto che questo taglio si trova all’interno della legge delega, un po’ nascosto per la verità, e per la precisione nell’ultima pagina della scheda, dove si fa riferimento al capitolo dedicato alla «Delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali».
Al punto c) si legge: «Abolire la detrazione per il coniuge a carico e introdurre il tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito familiare».
Traducendo: si abolisce la detrazione per il coniuge a carico e si introduce un incentivo per quelle donne che lavorano e hanno figli minori e sono al di sotto di un certo reddito.

Cosa cambierà. Questa norma cancellerà l’unico sostegno economico per le donne che scelgono di rimanere a casa per curare i figli e gli anziani genitori.
Una scelta penalizzante, dunque, anche se economicamente modesta – si tratta infatti di circa 800 euro l’anno per i redditi medio-bassi, riconosciuti al marito o alla moglie che lavora, mentre l’altro coniuge rimane a casa.
Il rischio è quello che la famiglia (in particolare le donne) si troverà a dover delegare badanti o baby sitter alle quali girare il reddito che si guadagna con l’impiego esterno .(p.a.)

sabato 12 aprile 2014


79P64C8O6HN5P 
Si chiama o#campolibero, ed è il piano di azioni per semplificazioni, lavoro, competitività e sicurezza studiato dal governo per il settore agroalimentare, con alcune interessanti misure: mutui a tasso zero per imprese agricole condotte da giovani under 40; incentivi all’assunzione di giovani; credito d’imposta per e-commerce; credito d’imposta per piattaforme distributive all’estero; apertura Società agricola in 60 giorni (Riduzione dei tempi del silenzio/assenzo); semplificazioni per la vendita diretta; sportello telematico automobilistico anche per settore agricolo; semplificazioni per settori biologico e vitivinicolo

giovedì 10 aprile 2014

UN PENSIERO AL GIORNO

 "In tempo di inganno universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario"

(George Orwell)

Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...