FACEBOOK ci chiede: a cosa state pensando
il blog di amedeo izzo
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.(Art 21della Costituzione)
venerdì 30 gennaio 2026
domenica 4 gennaio 2026
L'AGGRESSORE E AGGREDITO
Da noi è tutto uno scatenarsi di fazioni che ricorrono a argomenti privi di coerenza e logica: c'è chi si schiera ora da una parte, ora dall'altra, a favore dell'aggredito o dell'aggressore.
La Storia insegna che ogni aggressore ha sempre addotto un "valido motivo" a giustificazione: Hitler accusò la Polonia di aggressione prima di invaderla nel 1939; Mussolini invocò lo "spazio vitale" per conquistare Etiopia e Libia; gli USA attaccarono l'Iraq nel 2003 col pretesto delle armi di distruzione di massa; Putin invase l'Ucraina nel 2022 per "difendere" la popolazione russofona. Oggi Trump attacca il Venezuela col pretesto di distruggere i trafficanti di droga, declassando Maduro a "narcoterrorista"
In realtà, questi pretesti sono spesso inventati – forse quello di Mussolini fu il meno ipocrita.
Esistono leggi internazionali e organismi per dirimere le dispute tra Stati, ma oggi le prime sono carta straccia e i secondi delegittimati: siamo tornati alla legge della giungla, quella del più forte.
Logico distinguere aggressore e aggredito: il primo si fa giustizia da sé, il secondo subisce. Putin è l'aggressore in Ucraina; Trump lo è in Venezuela; lo è Israele quando bombarda Libano, Siria e Iran oltre i suoi confini.
L'incoerenza domina: chi accusa Trump trova giustificazioni per Putin, e viceversa.
Che dire se la Cina invadesse Taiwan "per riprenderla"? O se Trump, per "sicurezza", occupasse Groenlandia, Panama o Cuba? Se la Russia rivendicasse Moldova, Estonia, Lettonia e Lituania come ex territori sovietici?
Coloro che si schierano a favore dell'uno o dell'altro inventano motivi strampalati, invece di opporsi sempre a chi infrange il diritto internazionale e commette crimini contro l'umanità, senza se e senza ma.
venerdì 2 gennaio 2026
CALDEROLI TAGLIA I COMUNI MONTANI
La Legge 12 settembre 2025, n. 131, introduce una nuova classificazione dei comuni montani basata su criteri altimetrici e di pendenza: un comune è montano se almeno il 25% del territorio supera i 600 metri s.l.m. con il 30% a pendenza >20%, o altimetria media >500 metri. Il decreto del Ministro Calderoli, attuativo della "Nuova legge sulla montagna", ridurrebbe i comuni montani da oltre 4.000 a circa 2.800, declassandone oltre 1.200. In Campania si profilano 𝟏𝟐𝟐 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨
Allo stato attuale Pontelatone e Castel di Sasso sarebbero declassificati.li
A seguito di forti pressioni delle Regioni e degli enti locali il decreto è stato rinviato al fine di raggiungere un'intesa sui criteri per definire quali Comuni potessero essere classificati come " montani".
Durante la Conferenza Unificata del 29 dicembre 2025, essendo emersa l’impossibilità di raggiungere una posizione unitaria da parte delle Regioni, il Ministro Calderoli ha concesso un nuovo rinvio, fissando la scadenza definitiva al 13 gennaio 2026.
Vi aggiornerò se ci saranno novità.
giovedì 1 gennaio 2026
A tutti i compaesani i migliori auguri per il nuovo anno. Che sia un tempo di serenità, di speranza rinnovata e di piccoli gesti quotidiani capaci di rafforzare ciò che ci unisce. Una comunita' quando resta unita, sa affrontare ogni sfida con coraggio e fiducia.
L’augurio è che l’anno che inizia porti con sé una politica locale fatta di ascolto, dialogo e partecipazione, capace di coinvolgere tutti e di risvegliare un forte senso di appartenenza, soprattutto tra i giovani, chiamati a essere protagonisti consapevoli del domani.
Un pensiero speciale va a chi vive qui ogni giorno e a chi, anche da lontano, porta Pontelatone-Treglia nel cuore. A tutti auguro pace, salute e fiducia nel futuro. Con l’impegno di ciascuno, il nostro paese potrà continuare a essere una casa accogliente, viva e ricca di speranza.
BUON ANNO A TUTTI.
domenica 28 dicembre 2025
giovedì 25 dicembre 2025
lunedì 22 dicembre 2025
Rilanciare il nostro territorio: dall'idea di accorpamento a un Patto intercomunale
Sono passati 12 anni da quando, il 10 maggio 2013, nel vuoto e nel silenzio delle amministrazioni e della politica in generale, lanciai l'idea di accorpare in un Unico Comune i quattro piccoli centri ricompresi nell'ex mandamento formicolano.
Nel frattempo, la situazione socio-economica di questi Comuni non è certo migliorata, anzi: gli abitanti sono scesi da 5560 a 4968, l'indice di vecchiaia della popolazione è salito, i giovani se ne vanno.
I nati, nel periodo dal 1.1.2022 al 30.9.2025, sono appena 131,i deceduti 286.
Se la pandemia da Covid-19, lo smart working e la ricerca di contesti meno affollati avevano fatto intravedere un'opportunità per rilanciare le aree interne, la successiva crisi economica ci ha riportato alla dura realtà di un sistema centralizzato che vede la periferia come un costo da tagliare.
Al calo demografico e all'invecchiamento della popolazione ,trend senza inversioni, si sono aggiunte la crisi del commercio (i negozi chiudono) e quella della pubblica amministrazione locale, segnata dalla uscita di personale che non è stato rimpiazzato.
Le difficoltà finanziarie dell'Italia lasciano presagire sempre meno trasferimenti statali verso i Comuni, rendendo complicato, soprattutto per quelli piccoli come i nostri, garantire servizi efficienti ai cittadini: dalla manutenzione delle strade alla raccolta dei rifiuti, dai servizi scolastici all'assistenza sociale, dalla cura del verde pubblico alla gestione dei servizi cimiteriali.
Per rispondere a questa politica di tagli, che ignora le potenzialità dei piccoli Comuni delle aree interne, la via più efficace è ripensare il nostro territorio: studiare nuove forme di coordinamento e cooperazione per assicurare servizi efficienti e creare sviluppo. Solo così potremo offrire ai nostri giovani una prospettiva concreta, senza costringerli a emigrare.
Negli anni, anche nei nostri Comuni sono nate iniziative valide e meritevoli. Troppe, però, rimangono isolate, prive di una visione strategica di lungo periodo. È invece indispensabile una strategia condivisa, che integri risorse e competenze per affrontare in modo coordinato le sfide demografiche, economiche e sociali.
Sbaglia chi pensa di salvare solo il proprio paese. Anche il Comune che avrà "fatto bene i compiti a casa" è destinato a un declino ineluttabile, se circondato da contesti desertificati.
Sono tuttora convinto della bontà dell'aggregazione dei quattro Comuni, ma altrettanto certo che, per vari motivi, non sia realizzabile in tempi brevi.
Il percorso di fusione è regolato dalla legge regionale e statale. Non è un atto di imperio, ma un processo democratico piuttosto lungo e la realtà impone di agire subito.
Cominciare a ragionare per territori è l'unica strada per arginare lo spopolamento. Un retaggio campanilistico continua a fare danni devastanti: creare progetti insieme, tra più paesi, è la via maestra.
È pertanto necessario che i quattro Sindaci (o anche solo due disposti a dare il via) riconoscano la criticità dello spopolamento, con il conseguente degrado del tessuto sociale ed, economico, e la frammentazione amministrativa che ne ostacola la risposta. Sottoscrivano un Patto Territoriale Intercomunale impegnandosi a:
1)Superare la logica della frammentazione per agire come un unico territorio coeso.
2)Condividere risorse umane, strumentali e finanziarie per la realizzazione degli obiettivi comuni.
4)Istituire l'Ufficio Tecnico Intercomunale (UTI), struttura operativa che, coinvolgendo cittadini, imprenditori, associazioni, traduce il Patto in progetti esecutivi, in cui i territori siano realmente uniti e non solo per prendere finanziamenti. Troppo spesso, infatti, i territori si “uniscono” solo per accedere ai fondi, salvo poi frammentare le risorse in micro-progetti incapaci di generare effetti strutturali.
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