martedì 11 agosto 2015

UN UOMO BUONO

Apprendo solo ora la notizia della morte di Giulio Volletti, zì Giulio. L'ho conosciuto nella mia veste di amministratore comunale. Ne voglio ricordare l'umanità, le capacità professionali, lo straordinario e rigoroso senso del dovere. In memoria

venerdì 7 agosto 2015

 PONTELATONE: LE ENTRATE TRIBUTARIE
La Corte dei Conti  nei giorni scorsi (ne avete sentito parlare dalla televisione) ha presentato una relazione sull'aumento delle entrate tributarie da parte dei Comuni dal 2011( anno in cui sono stati tagliati i trasferimenti da parte del Governo centrale) in poi.
 L'aumento medio tra il 2011 e il 2014 calcolato dalla Corte è del 22%. Secondo la Corte oggi il peso del fisco è " ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali".
In base ai recenti dati prodotti dal Comune di Pontelatone ed inseriti nel bilancio di previsione 2015 approvato dalla Giunta Comunale il 30 luglio scorso, risulta che l'aumento tra il 2015 e il 2011 nel nostro Comune è  del 32%, con un costo pro-capite che ha raggiunto 808 euro.
Un aumento considerevole che non trova alcuna  giustificazione  se non nella mancata adozione di una seria politica di contenimento dei costi (spending review), di cui non vi è traccia nel bilancio di previsione 2015, nè in quelli precedenti per cui è stato giocoforza aumentare le entrate.

Diceva l'economista e politogo Maffeo Pantaleoni (1857-1924):
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giovedì 6 agosto 2015

 HANNO SCRITTO.....
Risultati immagini per massimo gramellini immagine Massimo Gramellini                                                                
 SALA DISPETTO
Lo zio d’America esiste, si chiama Giuseppe Giuffrè e un bel giorno si presenta alla Asp7 di Ragusa con in testa l’idea di regalare due milioni di euro all’ospedale della sua città d’origine. Per formalizzare la donazione ha fissato un incontro col manager della struttura Maurizio Aricò, luminare della lotta alla leucemia con una visione molto personale del concetto di rispetto per il prossimo, noto per le sue abitudini di indossare il farfallino e di dare buca agli appuntamenti (da cui il soprannome di «Voce del Silenzio», affibbiatogli da un sindacalista).

Giuffrè e il suo assegno benedetto arrivano puntuali e si siedono in sala d’aspetto. Passano i minuti, i quarti d’ora, le mezze ore. Il brav’uomo fa presente alla segretaria di avere preso un aereo apposta e di non essere lì per chiedere soldi, ma per darne. Gli viene risposto di pazientare ancora un po’, tra breve il dottore si degnerà di riceverlo. Pazienta un’ora, pazienta due, alla fine anche uno zio d’America si deprime. Lui e l’assegno rispiccano il volo, lasciando l’ospedale di Ragusa orfano di due milioni.

Pensiero malizioso da gufo: le cose sarebbero andate diversamente, se Giuffrè avesse destinato parte della cifra a un’opera chirurgica di oliatura? L’onestà dei funzionari pubblici è un dogma a cui ci inchiniamo, in assenza di prove contrarie. Non così la loro capacità di trattare i cittadini contribuenti con gentilezza e buona educazione. Una cosa è certa: tutto si potrà dire della nostra sanità pubblica, tranne che manchi di coerenza. In Italia le code in ospedale non le fanno solo i pazienti, ma anche i benefattori.
La Stampa, 6.8.2015


NONNO COMANDAMENTO
Massimo Gramellini

 Gentile signor Furfaro, autista della linea 1 di Genova, a nome dell’associazione «Tengo famiglia» vorrei congratularmi per il premio Menefreghista dell’Anno da lei vinto con pieno merito. Ricorderò i fatti che hanno portato la giuria ad assegnarle il prestigioso riconoscimento. Saranno state le tre e mezza di notte sul suo autobus fermo al capolinea, quando dei bulli, aizzati dalla ragazza del capo, hanno ridotto in fin di vita a suon di sprangate un passeggero che avevano preso per gay.  

Durante l’aggressione, lei è sceso a mangiare un panino. Tornando sull’autobus lo ha trovato sporco di sangue, ma ha pensato fosse birra: immagino birra rossa, irlandese. Interpellato dalla questura sulle ragioni del suo distacco dalle miserie terrene, ha spiegato di avere seguito l’aureo consiglio del nonno, quello di farsi sempre i fatti propri.  

Forse lo ignora, ma il suo disinteresse assoluto per i destini di qualsiasi comunità diversa dalla «famigghia» di appartenenza si inserisce in una luminosa tradizione che percorre i secoli e i racconti di mafia, attraversa gli osti dei «Promessi Sposi» e passando da suo nonno e dal senatore Razzi arriva fino a lei. Se avesse affrontato la banda a mani nude sarebbe stato un eroe e a nessuno francamente si può chiedere tanto. Ma se avesse fatto una telefonata al 113, magari mentre aspettava che le farcissero il sandwich, sarebbe stato un cittadino. Troppa fatica.  

La Stampa, 5.8.2015

domenica 2 agosto 2015

 MA CHE ITALIA E' MAI QUESTA?
Giancarlo Galan, l'ex governatore della regione Veneto, da mesi agli arresti domiciliari,riceverà un vitalizio annuo di circa 80.000 euro lordi, nonostante la condanna a 2 anni e 10 mesi di carcere per corruzione nella vicenda Mose.
Il caso vuole che una legge regionale stabilisce il blocco solo a coloro che ricevono una pena superiore ai tre anni e vengono interdetti dai pubblici uffici. Il caso ha voluto che Galan patteggiasse 2 anni e 10 mesi.
Non solo. Galan riceverà il vitalizio dalla Regione Veneto, ma essendo, alla data del suo arresto, parlamentare della Repubblica italiana continua a prendere l'indennità di parlamentare.
Questo, in una Italia dove la povertà è tornata ad essere quella anteriore agli anni settanta.
Ma che Italia è mai questa?

venerdì 31 luglio 2015

Il rapporto Svimez: Sud alla deriva

L'Italia è un Paese diviso e diseguale, dove il Sud è la deriva e scivola sempre più nell’arretramento con una crescita inesistente e le nascite al minimo da 150 anni.
È questa la drammatica fotografia contenuta nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno.
 
PEGGIO DELLA GRECIA
Nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%.
Secondo il rapporto «dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)».
In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi.
Lo scorso anno infatti quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Nel dettaglio a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. A livello di regioni il divario tra la più ricca, Trentino Alto-Adige con oltre 37 mila euro, e la più povera, la Calabria con poco meno di 16 mila euro, è stato di quasi 22 mila euro, in crescita di 4 mila euro in un solo anno.
NON SI FANNO PIU' FIGLI.
 "Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l'Unità d'Italia: il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili", sono le parole del rapporto.
DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE 
 Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha infatti perso il 34,8% del proprio prodotto, contro un calo nazionale del 16,7% e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), tanto che nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud solo all’8%, ben lontano dal 17,9% del Centro-Nord.
Dato che fa il paio con la caduta delle esportazioni che in nel Centro-Nord salgono del 3% e al Sud crollano del 4,8%. Ecco perché «il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.
OCCUPATI, IL LIVELLO PIU’ BASSO DAL 1977 
 «Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat». «Tornare indietro ai livelli di quasi quarant’anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall’altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro» si legge nello studio che sottolinea come i 6 milioni siano anche una quota psicologica.
Il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 12,7% in Italia, quale media tra il 9,5% del Centro-Nord e il 20,5% del Sud. Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro-Nord (133 mila), mentre il Sud ne ha persi 45 mila.
SULL’ORLO DELLA POVERTA’
Rimane il dato che tra il 2008 e il 2014 delle 811 mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro ben 576 mila sono residenti a Sud.
Situazione difficile in particolare per le donne che, tra i 15 e i 34 anni sono occupate al Sud solo una cinque.
Per quello che riguarda i giovani Svimez parla di una «frattura senza paragoni in Europa»: il Sud negli anni 2008-2014 ha perso 622 mila posti di lavoro tra gli under 34(-31,9%) e ne ha guadagnati 239 mila negli over 55, con un tasso di disoccupazione under 24 che raggiunge il 56%.
Questa situazione porta a credere che studiare non paghi più, «alimentando così una spirale di impoverimento del capitale umano, determinata da emigrazione, lunga permanenza in uno stato di disoccupazione e scoraggiamento a investire nella formazione avanzata». Tutto questo si riflette nel rischio povertà che coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord.
La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.

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HANNO DETTO:

GIANNI RIOTTA, giornalista
I dati che ieri lo Svimez, storico centro studi sul Mezzogiorno, ha fornito, mi hanno lasciato senza fiato. Il lavoro nel Sud è ai livelli del 1977, quando io cercavo un'occupazione.
Le nascite sono declinate al livello di metà Ottocento, gli anni di Garibaldi, dei Mille e dell'Unità d'Italia. Ci sono 700.000 disoccupati in più dai giorni della crisi 2008, tra le donne la disoccupazione è più alta che in Grecia e, per dirla semplicemente, il nostro Mezzogiorno se fosse indipendente sarebbe nei guai assai più di Atene.
Poche aziende di eccellenza non bastano a risollevare un quadro fosco. Meno turisti che le Baleari, in Sicilia spesso meno che in un centro della Riviera Romagnola. La classe politica dirigente divisa, litigiosa, mediocre. I migliori giovani con la valigia appena possono verso il Nord, l'Europa, gli Usa, l'Australia. Nessuno parla di questa emergenza, in tv è difficile imporla, l'ex premier Romano Prodi dice "nessuno in Italia si commuove più per il Sud", come se ci fossimo tutti rassegnati, al Nord con scetticismo, al Sud con rabbia.
E tutto questo al netto della malavita organizzata che non cede di un pollice.
Di chi è la colpa? Spesso si ricordano le cause lontane, lo sfruttamento e la cupidigia dei Borboni, un Regno d'Italia che con i Savoia ha perpetuato la pratica neocoloniale, mancanza di risorse, l'emigrazione, arretratezza culturale, il logoro "familismo amorale" di Banfield (quando manca lo Stato, o è ostile, è naturale, al contrario di quel che credeva Banfield stringersi alla comunità più prossima, la famiglia: Grossman spiega che lo stesso accadeva nell'Urss di Stalin). Spesso si cita, a ragione, il freno velenoso imposto dalle mafie.
Eppure, dopo 70 anni di riforme agrarie, investimenti a pioggia da Roma e Bruxelles, welfare, assunzioni pubbliche, spesa ingente per infrastrutture che -come dimostra l'artista Andrea Maso nel suo studio su "Incompiuto siciliano" non vengono ultimate-, queste spiegazioni, scuse direbbe qualcuno, non bastano più.
 
ANTONIO POLITO,giornalista
Mentre salvavamo la Grecia, il Mezzogiorno d'Italia è uscito dall'Europa. E quel che è peggio è che non sembra fregare a nessuno.





sabato 18 luglio 2015

Guantanamera....
A leggere alcuni atti pubblicati sul sito Web del Comune sinceramente non sai cosa pensare. Mah!
Buon Week End, CALDO,  al ritmo di Zucchero


martedì 14 luglio 2015

I PARADOSSI ITALIANI
Risultati immagini per scritta inps immagineDue milioni di pensionati non arrivano a 500 euro al mese. Questa la drammatica situazione dei nostri anziani, riferita dal Presidente dell’Inps, che ha inoltre rilevato che altri 6 milioni e seicentomila non raggiungono i 1.000 euro.Ancor più drammatica sembra essere la situazione dei nostri giovani che secondo le proiezioni Inps avranno pensioni da miseria.
Intanto sulla rete sta girando la notizia  che la Regione Marche si appresterebbe  a pagare un milione e mezzo di euro di indennità di fine mandato agli ex consiglieri che a fine giugno hanno lasciato il parlamento regionale perchè non ricandidati o non rieletti. Si tratta di somme, da 35 mila euro lordi in su a seconda del numero di anni trascorsi sui banchi del Consiglio, paragonabili a quelle che ogni lavoratore riceve quando dopo quarant’anni va in pensione. Somme che per gli ex consiglieri regionali vanno ad aggiungersi al vitalizio che spetta loro (salvo rinuncia) dopo aver compiuto 60 anni di età.
Non c’è da meravigliarsi se poi la politica perde sempre più credibilità

Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...