domenica 9 novembre 2014


Accadde oggi, 9 novembre: cade il muro di Berlino, era il 1989

 

il 9 novembre del 1989 migliaia di uomini e di donne si radunarono sotto la Porta di Brandeburgo.
Piangendo e ridendo per la gioia afferrarono martelli e picconi e si avventarono contro quel muro eretto ventotto anni prima per volere dell’Unione Sovietica.
Il muro aveva diviso in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale aveva decretato l'apertura delle frontiere con la repubblica federale.
Una data storica,dunque, quella del 9 novembre 1989. Segna la speranza verso il cambiamento, il superamento di un'ingiustizia, la fine di una divisione forzata tra due popoli che, in realtà, erano un solo popolo.
(guarda il video con i tg dell'epoca). 

 




giovedì 6 novembre 2014

Massimo Gramellini: nel nome del figlio

La Stampa il Buongiorno
Durante il secondo tempo di una partita del campionato Giovanissimi, il padre di uno dei ragazzini in campo scavalca la rete di recinzione e prende a ceffoni l’arbitro diciassettenne, mandandolo all’ospedale. Non è questa la notizia, anzi fino a qui saremmo nella tragica normalità. Quella dei genitori che considerano i figli un prolungamento del proprio ego e si ergono a difensori del buon nome della casata contro qualunque autorità costituita – insegnante, vigile, arbitro – osi lederne il prestigio con decisioni inopinate: un votaccio, una multa, un rigore non dato. Ma stavolta affiora una variabile imprevista: di fronte al padre che ha appena picchiato un adolescente in suo nome, il calciatore ragazzino scoppia in lacrime, si avvicina alla barella su cui giace l’arbitro e gli chiede scusa. Con una certa goduria provo a immaginare la scena: il padre manesco, impavido risanatore di torti, cerca lo sguardo del figlio per catturare i segnali della riconoscenza e dell’ammirazione, e invece in quegli occhi gonfi di pianto trova soltanto la ribellione che nasce dall’imbarazzo e dal disprezzo.
Dicono che, nel bene e nel male, siamo come ci hanno fatto i nostri genitori, poi però la vita consegna queste storie di speranza. I cattivi esempi che si respirano in casa possono essere ribaltati da altri ambienti: la scuola, la squadra, la compagnia e, soprattutto, se stessi. Si nasce con il rispetto per gli altri già incorporato: il segreto sta nel non dimenticarsene quando si cresce.

martedì 4 novembre 2014

4 novembre 1918

Nel 1918 il 4 Novembre finiva la Grande Guerra

650.000 caduti,  947.000 feriti e  600.000 dispersi. 

Il giornalista Aldo Cazzullo, nel suo ultimo libro "La guerra dei nostri nonni", che ho appena finito di leggere, ce la racconta attraverso lettere, diari di guerra, testimonianze.
"Racconta le loro sofferenze ma anche la loro straordinaria forza morale, e ci ricorda quale grande patrimonio hanno lasciato a noi, italiani di oggi, loro nipoti."

  - (Foto da copertina)

UNA LETTERA DAL FRONTE
Carissima molie,
ti scrivo cueste due righe dandoti mie notizie al presente mi trovo di buona salute e così spero di te e della nostra bambina. Cara mia ti fo noto al presente mi ritrovo di nuovo in prima linea pero al quanto pare lordine di fare una cualche avansata non cè al cuanto parere ve­ro che bisogna sempre stare in guar­dia tanto di giorno quanto di notte, ma già siè tanto abituati a non dor­mire, che non si può imaginare ti di­co la verità che se potessi mettermini in un letto son sicuro di sveliarmi più.
Ma fra di me tengo una cosa che non dimenticherò più giorni indietro proprio a me e sei de miei compagni mie toccato andare a fucilare una del­la nostra compagnia devi sapere che cuesto cui cuando eravamo sul Podigara, si era lontanato dalla compagnia due volte proprio in cuei giorni che bisognava avansare poverino si vede che non aveva proprio coraggio, e per cuesto a avuto la fucilazione al petto lanno fatto sedere su di una pietra e la è bisognato spararci perforsa perché di dietro di noi cera la mitraglia­trice e poi siè comandati non bisogna rifiutarsi ma per questo ne sono mol­to dispiaciuto ben che ne o visti di morti ma così mi a fatto senso e letà di 34 anni pero non a molie ne ge­nitori, altro che una sorella bisogna essere anche asasini e potrò venire a casa ti raconterò tutto tu non ti devi disturbare riguardo a cueste cose stai trancuilla e vedrai che dio mi aiuterà sempre nei brutti momenti e nella nostra lontanansa.
Non o altro da dirti di nuovo io sto bene e cosi spero di te e della nostra fanciulla Son molto contento perché mi dai buone informazioni e che mi somiglia a me. Cuanto desi­dererei vederla e baciarla non la lascierei più ma come si fa non si può ci vuol pasiensa, ora danno le license chissà che avenga anche per me cuel giorno di potervi baciare.
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Giovanni Molinari da Lonato, solda­to. Caduto il 9 settembre 1916.

 

venerdì 31 ottobre 2014

CON LE IMMAGINI ....E' PIU' FACILE

Manganellate agli operai Ast, si moltiplicano i presidi di solidarietà

Manganellate agli operai Ast, si moltiplicano i presidi di solidarietà
Si  moltiplicano gli attestati di solidarietà ai lavoratori dell'Ast di Terni, rimasti coinvolti negli scontri con la polizia durante la loro manifestazione di mercoledì 29 ottobre a Roma. Le manganellate piovute sulle teste degli operai sotto l'ambasciata tedesca hanno scatenato una serie di reazioni politiche, ma anche il mondo sindacale si è mosso. Così a Genova e in Toscana non sono mancati presidi sotto alle prefetture da parte della Cgil per dimostrare che la battaglia per il lavoro non riguarda solo l'Ast. Proprio a Genova venerdì 31 ottobre sono scesi in strada centinaia di operai di Ilva, Fincantieri, Ansaldo e Piaggio,oltre a numerose delegazioni sindacali di altre imprese. 
"Siamo commossi, non ci sono altre parole. I presidi, gli scioperi, gli attestati di solidarietà arrivati dai luoghi di lavoro e dalle strutture sindacali di tutta Italia, oltre che la vicinanza espressa in ogni forma da migliaia di cittadini e cittadine, sono una risposta straordinaria alla violenza gratuita subita dai lavoratori di Ast e dai nostri sindacalisti mercoledì 29 ottobre a Roma". A parlare è la Cgil di Terni, insieme alla Rsu Fiom Cgil di Tk-Ast. 

PICCHIATI SENZA MOTIVO

IN QUESTO PAESE DI LADRI PICCHIANO GLI UNICI ONESTI

 Ha detto... ...

SERGIO COFFERATI, già segretario generale Cgil
Devo tornare agli inizi degli anni Settanta per ricordare una violenza del genere della polizia contro una manifestazione sindacale. Spero caldamente che sia un caso circoscritto e non un cambiamento di atteggiamento e di clima. Il governo è il primo ad avere interesse a chiarire le ragioni di quanto è accaduto e a tranquillizzare tutti noi, e il Pd deve essere il primo a chiederne conto al ministro Alfano“.



Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...