venerdì 7 febbraio 2014

Disoccupazione Mini Aspi 2014.

La Mini Aspi è una prestazione economica che sostituisce l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti ridotti.

A CHI SPETTA
Ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente l’occupazione, ivi compresi:
  • gli apprendisti
  • i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato
  • il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato
  • i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni;
  • i lavoratori a tempo determinato della scuola.
QUANDO SPETTA
Spetta in presenza dei seguenti requisiti:
  • Stato di disoccupazione involontario.
L’interessato deve rendere, presso il Centro per l’impiego nel cui ambito territoriale si trovi il proprio domicilio, una dichiarazione che attesti l’attività lavorativa precedentemente svolta e l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa.

L’indennità non spetta nelle ipotesi in cui il rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o risoluzione consensuale.
Il lavoratore ha diritto all’indennità nelle ipotesi di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità ovvero di dimissioni per giusta causa.
  • Requisito contributivo
Almeno 13 settimane di contribuzione (versata o dovuta) da attività lavorativa nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Non è più richiesto il requisito della anzianità assicurativa.

LA DOMANDA
La domanda deve essere presentata entro il termine di due mesi che decorre dalla data di inizio del periodo indennizzabile così individuato:

a) ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro

b) data di definizione della vertenza sindacale o data di notifica della sentenza giudiziaria

c) data di riacquisto della capacità lavorativa nel caso di un evento patologico (malattia comune, infortunio) iniziato entro gli otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro

d) ottavo giorno dalla fine del periodo di maternità in corso al momento della cessazione del rapporto di lavoro

e) ottavo giorno dalla data di fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate

f) trentottesimo giorno successivo alla data di cessazione per licenziamento per giusta causa.

QUANTO SPETTA
La misura della prestazione è pari:

al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, se questa è pari o inferiore ad un importo stabilito dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT (per l’anno 2013 pari ad € 1.192,98).

al 75% dell’importo stabilito (per l’anno 2013 pari ad € 1.192,92) sommato
al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile imponibile ed euro 1.192,92 (per l’anno 2014), se la retribuzione media mensile imponibile è superiore al suddetto importo stabilito.

giovedì 6 febbraio 2014

APPROVAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE DEI COMUNI DIFFERITA AL 30 APRILE

La conferenza Stato-citta, riunitasi oggi a Roma, ha deciso lo slittamento dei termini per l'approvazione del Bilancio di Previsione dei Comuni. La decisione modifica la precedente scadenza, fissata al 28 del mese di febbraio.

mercoledì 5 febbraio 2014

GLI IMPORTI DELLE PENSIONI DI INVALIDITA' CIVILE ANNO 2014
Le pensioni di invalidità civile sono aumentate dal mese di gennaio 2014 del 2,09% per effetto del tasso d'inflazione programmato

Tipo di prestazione
Importo mensile anno 2014
Limiti di reddito per il diritto
Pensione inabilità (invalido civile totale)
279,19 €
16.449,85 €
Assegno mensile (invalido civile “parziale)
279,19 €
4.795,57 €
Indennità accompagnamento
504,07 €
nessuno
Pensione ciechi civili assoluti non ricoverati
301,91 €
16.449,85 €
Pensione ciechi civili assoluti ricoverati
279,19 €
16.449,85 €
Indennità accompagnamento (ciechi assoluti)
863,85 €
nessuno
Pensione ciechi ventesimisti
279,19 €
16.449,85 €
Indennità speciale ai ciechi parziali
200,04 €
nessuno
Assegno vitalizio ai ciechi decimisti
207,19 €
7.908,64 €
Pensione ai sordomuti
279,19 €
16.449,85 €
Indennità di comunicazione
251,22 €
Nessuno
Indennità di frequenza
279,19 €
4.795,57 €
Affetti da drepanocitosi (anemia falciforme) o talassemia major (morbo di Cooley)
501,38 €
Nessuno

Le provvidenze economiche vengono erogate secondo la tabella  con la condizione di essere cittadini italiani o extracomunitari con carta di soggiorno e, in entrambi i casi, residenti in Italia.
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TIPO DI PRESTAZIONI: 
INVALIDI CIVILI
 Pensione di inabilità
E’ concessa agli invalidi civili TOTALI ( 100%) di età superiore ai 18 e inferiore ai 65 anni.Al 65° anno+ 3 mesi si trasforma in Assegno sociale.
AssegnoMensile
E’ concessa agli invalidi civili PARZIALI ( >74%) di età superiore ai 18 e inferiore ai 65 anni;incollocati e disponibili ad essere avviati al lavoro.Al 65° annni+ 3 mesi si trasforma in Assegno sociale.
Indennità di accompagnamento
Viene riconosciuta agli invalidi civili riconosciuti incapaci di svolgere gli atti quotidiani della vita o di deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di qualcuno.

CIECHI CIVILI
Pensione non reversibile ai ciechi assoluti
E’ concessa ai ciechi civili assoluti che abbiano compiuto i 18 anni di età.
Indennità di accompagnamento
E’ concessa ai ciechi civili assoluti a prescindere dalle condizioni economiche e dall’età.
Pensione non reversibile ai ciechi ventesimisti
E’ concessa ai ciechi civili ventesimisti a prescindere dall’età.
Indennità speciale ai ciechi civili parziali
E’ concessa ai ciechi civili parziali a prescindere dall’età.
Assegno vitalizio ai ciechi decimisti
E’ concesso ai ciechi civili decimisti che già ne godevano alla data del 10/02/1962...per cui si contano sulla punta delle dita.

SORDOMUTI
Pensione non reversibile
E’ concessa ai sordomuti di età superiore ai 18 e inferiore ai 65 anni. Al 65° anno+ 3 mesi si trasforma in Assegno sociale.
Indennità di comunicazione
Viene riconosciuta, a domanda, ai sordomuti di età > ai 18 anni
Indennità di frequenza
E’ concessa a tutti gli invalidi civili ivi compresi i sordomuti di età inferiore ai 18 anni all’unica condizione di frequentare centri di riabilitazione e/o scuole di reinserimento sociale. L’assegno viene erogato solo per i periodi di frequenza

lunedì 3 febbraio 2014

LA DEMOCRAZIA
Peggiorano le condizioni economiche delle famiglie italiane. Le spese delle famiglie sono tornate indietro di oltre dieci anni. I tagli sono evidenti soprattutto al supermercato: il 48,6% dei cittadini dichiara di avere mutato intenzionalmente le abitudini alimentari cercando di risparmiare. Il 76% degli italiani dà la caccia alle promozioni, contro il 43% della media europea. Risparmi anche sulla benzina. Oltre il 53% ha ridotto gli spostamenti in auto e moto in 24 mesi e il 68% ha dato un taglio a cinema e svago. Ma i risparmi non bastano ad affrontare neanche le spese più essenziali. Per il 72,8% delle famiglie un’improvvisa malattia sarebbe infatti un grave problema da finanziare, mentre il pagamento delle bollette mette in difficoltà oltre un italiano su cinque.
Lo dice l'ultimo rapporto del Censis sulla situazione sociale dell'Italia.
C'è addirittura gente che va a raccogliere fra i rifiuti del mercato ortofruttifero, qualcosa per poter cucinare, ci sono famiglie che non possono pagare le utenze dei servizi essenziali.
Di fronte a questa situazione, molte voci autorevoli si sono levate per denunciare con forza l'ingiustizia economica, quindi di vita, arrivata nel nostro paese a livelli intollerabili.
Tutti richiamano la politica a darsi da fare e ad intervenire con priorità sui temi della giustizia sociale e del lavoro.
E allora se le priorità sono queste, è comprensibile e credo giusta l'opposizione dei  parlamentari del Movimento 5 Stelle al decreto del Governo, che ,in sostanza, costituisce un  "regalo"  al pool di banche che costituiscono la Banca d'Italia.
Perchè tanta attenzione per le banche e tanta scarsa attenzione per le famiglie in difficoltà?
Tuttavia non sono per niente condivisibili, anzi vergognosi, gli scontri fisici e gli attacchi verbali avvenuti in Parlamento, l'attacco strumentale e irresponsabile al Capo dello Stato e alla Presidente della Camera Boldrini.
Non è questo il modo per fare la giusta opposizione.
 Parlamento italiano
Quante volte anche in Consiglio Comunale come opposizione abbiamo contrastato le proposte della maggioranza.
Con determinazione,  su ogni singolo atto abbiamo cercato di far valere le nostre ragioni, spesso (quasi sempre) senza riuscirci perchè alla fine la maggioranza ha fatto pesare l'arroganza dei suoi numeri.
Queste scelte possono essere non condivise, criticate aspramente e denunciate, ma vanno accettate.
E' questa la democrazia e la democrazia per farla crescere occorre praticarla sempre ed in ogni circostanza ,con senso di responsabilità, con pazienza e rispetto.

sabato 1 febbraio 2014

68 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto
Nel 1945 le nostre mamme (... le vostre nonne) ottenevano il diritto di voto. 68 anni fa  con Decreto Legislativo n. 23 del 1° febbraio 1945, si riconosceva l’ “Estensione alle donne del diritto di voto”.
L’estensione port ala firma di Umberto di Savoia, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, anche se fu solo un anno più tardi che le donne ebbero la possibilità di essere anche elette, oltre che eleggere.
La prima occasione di voto sono state le elezioni amministrative fra il marzo e l’aprile del 1946 e subito dopo, il 2 giugno 1946,  il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica. Quella partecipazione delle donne al voto fu fondamentale per l’esito del referendum.
Se la donna dei nostri giorni è forte e sicura di sè, spesso, ancora in molti ambienti, deve fare i conti con una disparità sociale e professionale . Il tempo delle estensioni delle conquiste non è ancora terminato.
A proposito di parità uomo donna ,mi piace ricordare  che nel 1993 per la prima volta nella storia di Pontelatone, su mia nomina, entrò in Giunta una donna.

mercoledì 29 gennaio 2014

LA RIFORMA DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE
In questi giorni sulla stampa, nei telegiornali e nei talk show politici non si fa che parlare di legge elettorale, riforma del Senato e riforma del titolo V della Costituzione, le tre proposte sulle quale Matteo Renzi ha raggiunto un'intesa con Silvio Berlusconi.
Ma se i due primi temi sono abbastanza chiari e di essi ultimamente se ne è parlato molto di più, il terzo è un po’ più oscuro, ma non meno importante(giusto, sacrosanto e urgente rivedere la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 che tanti danni ha fatto al Paese) 
Di che si tratta?
Il Titolo V è quella parte della Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali: comuni, province e regioni.
L’attuale struttura delle regioni deriva da una serie di riforme del Titolo V cominciate negli anni Settanta e terminata con la riforma del 2001(un errore madornale del centrosinistra). Lo scopo di tutte queste riforme, compresa quella del 2001, era dare allo Stato italiano una fisionomia più “federalista”, nella quale i centri di spesa e di decisione si sarebbero spostati dallo Stato centrale agli Enti locali, “avvicinandosi” così ai cittadini.
Nel corso degli anni le regioni hanno ricevuto sempre più competenze (la più importante è la gestione della sanità) e una sempre maggiore autonomia. Con la riforma del 2001, in particolare, alle regioni fu garantita autonomia in campo finanziario (con cui poter decidere liberamente come spendere i loro soldi) e organizzativo (con cui poter decidere quanti consiglieri e quanti assessori avere e quanto pagarli). La riforma inoltre specificò quali erano le competenze esclusive dello Stato, lasciando alle regioni il compito di occuparsi di tutte quelle non nominate esplicitamente. 
In sostanza: dagli anni Settanta alla riforma del 2001, le regioni hanno visto crescere in tutti i campi la loro autonomia organizzativa e di spesa senza che di pari passo crescesse la loro autonomia fiscale. Le regioni, quindi, si trovavano ad avere la possibilità di spendere sempre più denaro in un numero sempre maggiore di campi, ma nel contempo senza doversi impegnare a recuperare quel denaro: senza che fossero soldi loro. 
Le imposte che vengono alzate per riparare ai buchi nei bilanci regionali, infatti, sono imposte statali; e aumentano per decisione del Parlamento (che si prende anche tutte le critiche). Molto spesso lo Stato aiuta direttamente le regioni, prelevando il denaro dalla fiscalità generale (quella che pagano tutti i cittadini) e utilizzandolo per ripianare le perdite di una sola regione. In questo modo si toglie anche agli abitanti della regione l’incentivo a punire gli amministratori locali inefficienti. Se la perdita viene spalmata su tutti gli italiani, gli abitanti della regione non subiscono particolari danni da una gestione poco oculata dei soldi pubblici (e paradossalmente alcuni di loro potrebbero anche riceverne dei vantaggi, come per esempio parenti assunti in regione per svolgere incarichi inutili).
Della necessità di riformare il Titolo V della Costituzione si parla oramai da diversi anni. Nel 2010, per esempio, il sociologo Luca Ricolfi scriveva: «L’aumento delle competenze degli Enti territoriali – Regioni, Province, Comuni – non si è accompagnato a un parallelo aumento della loro autonomia fiscale, sicché ogni Ente si è trovato a poter incrementare le spese senza dover pagare alcun prezzo politico in termini di inasprimento delle tasse locali».
Le critiche si sono fatte ancora più dure a partire dall’autunno del 2012, quando sono nati una serie di scandali in quasi tutte le regioni italiane. I casi erano tutti simili e riguardavano consiglieri regionali sospettati di aver utilizzato a sproposito gli ampi fondi elettorali messi a loro disposizione dai consigli regionali, come “rimborso” per le spese affrontate per mantenere un rapporto con gli elettori.
Scandali simili si sono succeduti anche nelle ultime settimane. Molti sono rimasti colpiti dal fatto che lo Stato non potesse intervenire in alcun modo per mettere rimedio a queste situazioni. Il Titolo V, infatti, protegge le regioni e quindi impedisce allo Stato di obbligarle, per esempio, a ridurre le indennità dei consiglieri o a diminuire l’entità dei fondi destinati ai gruppi consiliari.
Con la riforma del 2001 fu stabilito anche che lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali hanno pari dignità fra loro. Nessuno di questi soggetti giuridici ha potere di sovrapporsi all’altro. 
Di conseguenza vengono eliminati Coreco (comitati regionali di Controllo) attraverso i quali la Regione controllava gli atti amministrativi dei Comuni (e delle province).
Determine e delibere non sono più soggette a controllo esterno. Inizia una fase nuova per gli enti locali: ognuno si regola come crede tanto non deve dare conto a nessuno. 
Ed allora i Comuni possono effettuare tutti i pasticci che vogliono ?
No, i cittadini non dovrebbero mandare alla guida dei Comuni persone poco serie e  incompetenti. Il primo e vero controllo sugli Enti Locali lo devono effettuare i cittadini al momento del voto e dopo devono seguire la vita amministrativa, consapevoli (come dovrebbero essere), che sprecare il denaro dell'Ente equivale a danneggiare le tasche delle famiglie che vivono nel territorio dell'Ente medesimo.
Non si può volere la democrazia ed il potere dal basso se i rappresentanti dei cittadini vengono scelti fra coloro che sono digiuni in materia amministrativa e che vanno ad occupare un incarico solamente per scaldare la sedia, per alzare il dito o per curare gli interessi propri o di famiglia.
La democrazia è un sistema bellissimo ed insostituibile; un sistema aperto alla partecipazione di tutti, ma è anche un sistema che richiede responsabilità, non ammette che gli incompetenti possano mettersi di traverso (come purtroppo spesso accade).
Certo, se i cittadini al momento del voto elettorale pensano di scegliere chi li deve guidare votando l'amica del mio amico, il figlio del compare , il cugino della sorella di Pasqualina etc. è chiaro che a pagare i prezzi dell’irresponsabilità e della cecità saranno gli stessi cittadini.

martedì 28 gennaio 2014


CON LE IMMAGINI.....E' PIU' FACILE
L'UOVO DI MASTRAPASQUA

La Stampa
28/01/2014
Ma è mai possibile, si lamentano da alcuni giorni i miei cari, che il dottor Mastrapasqua riesca a fare il presidente dell’Inps, il vicepresidente esecutivo di Equitalia, Equitalia nord, Equitalia centro ed Equitalia sud, il direttore dell’ospedale israelitico e della casa di riposo ebraica, il dirigente di Italia Previdente, Eur spa, Eur Tel, Eur congressi Roma, Coni servizi spa, Autostrade per l’Italia, Fandango, Telecom Italia Media, il consigliere d’amministrazione di Quadrifoglio, Telenergia, Loquendo, Aquadrome, il presidente onorario di Mediterranean Nautilus Italy, Adr Engineering, Consel, Groma, Emsa Servizi, Telecontact Center, dell’immobiliare Idea Fimit Sgr e di chissà cos’altro ancora - insomma, che in un’epoca di disoccupazione diffusa il dottor Mastrapasqua sia in grado di gestire da solo venticinque incarichi, venticinque uffici, venticinque ficus da bagnare almeno venticinque volte l’anno, venticinque posti macchina e forse venticinque macchine, ma di sicuro venticinque chiavi d’ingresso e quindi un portachiavi immenso, un bigliettone da visita a venticinque strati e decine di riunioni, cene di rappresentanza, ricevute gonfiabili, conflitti di interesse, incontri e telefonate per litigare, mettersi d’accordo e combinare affari con le altre ventiquattro parti di se stesso - mentre tu ogni volta che in casa c’è qualche lavoretto da fare dici sempre che non hai tempo e che sei stanco morto?


Aggiungo: Più grave  la colpa di   chi  ha effettuato le nomine. Credo che ci troviamo di fronte ad uno scambio di favori all'interno delle pubbliche amministrazioni e il  Parlamento  da tempo è venuto meno ad uno dei suoi compiti fondamentali che è   quello del controllo ( delle pubbliche amministrazioni).
 

Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...