lunedì 4 novembre 2013

PERLE DI SAGGEZZA

Tutte le battaglie, comprese quelle che perdiamo,servono ad insegnarci qualcosa (Paulo Choelo)

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Non si fa il proprio dovere perchè qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità(Oriana Fallaci)

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E' più facile rompere un atomo che un pregiudizio (Albert Einstein) 

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L'ingratitudine è la moneta ordinaria con la quale pagano gli uomini(Francesco Domenico Guerrazzi)

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Avuta la grazia, gabbato lo Santo (Fonte sconosciuta)

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Ho sciupato il tempo, e ora il tempo sciupa me .(William ShaKespeare) 

 


sabato 2 novembre 2013

venerdì 1 novembre 2013

Povera Italia

La disoccupazione è al 12,5%,  per i giovani ha toccato quota 40,4%, la povertà aumenta   e a Roma sembra che la preoccupazione dei nostri parlamentari sia tutta rivolta a decidere se sulla decadenza di Berlusconi si debba votare con il voto segreto o palese.

lunedì 28 ottobre 2013

 LE TARIFFE DELLA MENSA SCOLASTICA

Stamattina, dopo diversi giorni, ho visionato l'albo pretorio on line del nostro Comune .
Tra le altre, vi ho trovato la delibera della Giunta Comunale n.55/2013 che riguarda  le tariffe della mensa scolatica per l'anno 2013/2014, servizio che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) partire il Primo Dicembre.
Poichè non credo che gli inquilini del Municipio, dopo i tanti richiami degli anni passati, non abbiano ancora imparato che Pontelatone fa parte dello Stato italiano e in Italia da più di  un secolo le scuole riaprono a settembre, viene da pensare che i ritardi siano voluti per risparmiare.
Niente trasporto scolastico, mensa in ritardo, tariffe a carico delle famiglie in  continuo aumento.
La politica scolastica della nostra amministrazione fa ricordare la storiella conosciuta ovunque, tranne che al nostro Comune : un contadino aveva un asino infaticabile e prediletto e un giorno decise di sperimentare se poteva risparmiare anche sul mangiare. L'asino i primi giorni resisteva benissimo, ma raccontò incredulo il contadino “ proprio quando si era abituato così bene a non mangiare, improvvisamente mi morì”.
La nostra scuola non è morta e non può morire, ma non si può negare che negli ultimi anni si sia sensibilmente indebolita, con le note conseguenze, per la scarsa attenzione dell'amministrazione nei suoi riguardi.
Ma non è su questo che ci si vuole soffermare quanto sulla decisione della Giunta che stabilisce un contributo di 3 euro a carico delle famiglie con un reddito ISEE tra zero e 25.000, mettendo sullo stesso piano famiglie con un reddito bassissimo e famiglie di condizione agiate.
Per rendere l'idea, un reddito ISEE di 25.000 euro corrisponde al valore di reddito di 50.000 euro percepito da una famiglia media con due figli e casa di proprietà con valore imponibile IMU di 110.000 euro.
La mensa scolastica è un servizio che va amministrato tenendo conto delle esigenze delle famiglie e non gestito secondo una logica matematica: in tot mesi il servizio costa X, i bambini che mangiano sono Y e quindi Z è il contributo che i genitori devono sborsare per coprire i costi al netto del minimo contributo comunale. Questa non è “politica”.
La Giunta continua ad ignorare che è un dovere civile e morale, prima che istituzionale, mostrare sensibilità e attenzione per i soggetti e le famiglie in difficoltà.
“Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parte uguali fra disuguali”diceva don Milani. 
 

venerdì 25 ottobre 2013

CHAPEAU ALLA SCUOLA

Stamattina ho accompagnato il  mio nipotino a scuola (materna di Castel di Sasso). Sono stato garbatamente richiamato dal bidello per il mancato rispetto dell'orario di ingresso dei bambini.Ho accolto il richiamo con piacere.
La scuola ha il dovere e lo scopo di formare gli alunni sin dalla più tenera età al rispetto degli altri , delle regole di convivenza e, non ultimo, al rispetto di chi vi lavora con coscienza.
Chapeau!

sabato 19 ottobre 2013



 LO SCONCIO
Era l'anno 1997 quando il consiglio comunale approvò(delibera n. 43/1997) il progetto preliminare per la realizzazione di una piazza in prossimità della scuola media.
Obiettivo dell'amministrazione era quello di realizzare entro l'anno successivo uno spazio per soddisfare la necessità di posti macchina nelle vicinanze del Municipio, delle scuole, dell'ufficio postale e al tempo stesso un luogo di relazione e aggregazione sociale nella prospettiva di uno sviluppo edilizio lungo via Parco.
A novembre 1997 ci furono le elezioni comunali che ci videro perdenti. La nuova amministrazione fece colpevolmente cadere il progetto nel dimenticatoio con tutte le conseguenze che ne derivarono anche per effetto di disposizioni di legge successivamente intervenute. Lo riprese solo alcuni anni dopo stravolgendolo con la previsione di nuove opere (centro servizi), spropositate rispetto alla reali esigenze di Pontelatone, facendo lievitare di circa otto volte  i costi previsionali del progetto.
Risulta difficile descrivere in un post i ritardi, le omissioni, le inefficienze, la miopia e le ottusità delle amministrazioni dal 1997 in poi, che hanno avuto come risultato il mancato completamento dell'opera ed il mancato abbattimento del rudere che dopo 16 anni fa ancora bella mostra di sé all'interno del paese.Quanto ancora bisognerà aspettare perchè lo sconcio venga eliminato?
 
 mappa piazza progetto preliminare 1997







Le condizioni del Sud.

( di Sergio Rizzo per il Corriere della Sera )----------
C'è da rimanere impietriti a guardare in quali condizioni versa il Sud. Il lavoro è una chimera, la povertà aumenta vertiginosamente, i giovani scappano, il divario con il resto del Paese diventa abisso. Per non parlare del macigno della criminalità.
L'ultimo rapporto del centro studi sull'economia meridionale Svimez ci consegna uno scenario angosciante, nel quale avanza soltanto una cosa: la desertificazione. Industriale, economica, ambientale. Perfino umana: nel 2012 il numero dei morti ha superato quello dei nati vivi.
CALO DELLA NATALITA'. Nella storia del Mezzogiorno d'Italia era accaduto soltanto due volte: nel 1867, pochi anni dopo l'unità, e nel 1918, anno dell'epidemia di spagnola. Un dato che segnala le proporzioni di un dramma destinato ad assumere proporzioni enormi, considerando che anche la fecondità femminile ha subito una preoccupante battuta d'arresto. Non si fanno più figli: 1,35 per ogni donna al Sud, 1,43 al Centro-Nord. Il rapporto Svimez ci dice che il ritmo dell'emigrazione è ormai costante. L'anno scorso sono scappati dalle Regioni meridionali in 112 mila. Negli ultimi vent'anni hanno definitivamente lasciato il Sud 2 milioni 700 mila persone. Fuggono i giovani, che sono il 70 per cento di chi emigra, fuggono le donne, che sono il 50 per cento, fuggono i laureati, che sono il 25 per cento. Né il flusso di immigrati riesce a compensare questo inesorabile esodo, considerando che vanno quasi tutti al Centro-Nord: sette persone su otto.
NATALITA' NEL MONDO. Le proiezioni dicono che continuando così per il 2050 il Sud avrà perduto altri 4 milioni 200 mila abitanti. «Poco oltre la metà del secolo in corso - avverte il rapporto - il Mezzogiorno è destinato a diventare una delle aree con il peggior rapporto tra anziani inattivi e popolazione occupata e con la più alta percentuale di ultraottantenni sul totale della popolazione complessiva».
EMIGRANTI ITALIANI. La grande fuga ha ragioni innanzitutto economiche, anche se non sono le uniche. Perché se la crisi ha messo in ginocchio il Paese, il Sud è letteralmente al tappeto. Un dato ci dice tutto: nel 2012 il Pil procapite, cioè la ricchezza prodotta da ciascuno, è pari al 57,4 per cento di quello del Centro-Nord. In media 17.264 euro contro 30.073. I più poveri in assoluto sono i calabresi, con 16.460 euro. Appena sopra quella soglia, i campani (16.462) e i siciliani (16.546). Il Prodotto interno lordo del Mezzogiorno è pari oggi al 30 per cento di quello del resto del Paese: nel 2007, prima che la Grande depressione iniziasse, era il 31,1. ITALIA Il divario è addirittura più ampio rispetto a quello che si registrava quarant'anni fa e dal 2005 aumenta progressivamente. Tanto da rendere concreto il rischio di quello che il ministro della coesione Carlo Trigilia, sociologo siciliano autore del libro «Non c'è Nord senza Sud» chiama «la trappola del sottosviluppo». Dal 2007 al 2012 il Pil meridionale è piombato giù del 10 per cento, a fronte di un calo del 5,8 per cento nel Centro-Nord. I dati Svimez dicono che, andando avanti di questo passo, per colmare il fossato che separa le due Italie ci vorrebbero quattro secoli. Ancora. Nei cinque anni considerati i consumi delle famiglie sono scesi del 9,3 per cento, contro il 3,5 per cento del Nord. Gli investimenti industriali sono crollati del 47 per cento. Soltanto fra il 2009 e il 2012 il settore manifatturiero meridionale ha perduto il 20 per cento degli occupati, lasciando per strada 158.900 persone. La disoccupazione «ufficiale» media è al 17 per cento, a fronte dell'8 per cento nel resto d'Italia. Nel 2012 il 60 per cento dei senza lavoro meridionali si trovava in quella tragica condizione da più di un anno. Di conseguenza, il tasso di occupazione delle persone in età lavorativa, compresa cioè fra 15 e 64 anni, è ai minimi termini: 43,8 per cento, 20 punti esatti meno del 63,8 per cento che si registra nel Centro-Nord. Nel primo trimestre del 2013 il Sud ha perduto altri 166 mila posti di lavoro, con il risultato che il numero degli occupati è sceso sotto la soglia dei 6 milioni: non accadeva dal 1977, trentasei anni fa. I giovani sono letteralmente falcidiati, con un tasso di disoccupazione del 28,5 per cento, cresciuto di dieci punti rispetto al 2008, quando la crisi è iniziata. Il conto, di cui è in gran parte responsabile una classe dirigente inadeguata, adesso lo pagano loro. Quelli che restano, almeno.



Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...