domenica 7 settembre 2014

LA CRITICA POLITICA
La politica è lo strumento attraverso il quale i cittadini esercitano, in maniera prevalentemente indiretta, quella sovranità che gli viene espressamente riconosciuta dalla Costituzione.(Art. 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione).
La critica politica ha lo scopo di provocare una reazione, una risposta sul modo di gestire la cosa pubblica. Attraverso di essa viene attuato un controllo sull’esercizio della sovranità che l’art. 1 Cost. affida al popolo.
L' interesse pubblico alla critica politica significa che la collettività considera costruttivo per l’esercizio della sovranità che un personaggio venga attaccato nelle sue posizioni, o per i suoi comportamenti politici, proprio per stimolare una reazione, alimentando così il dibattito democratico.
Purtroppo, a livello locale,questo tipo di dibattito è del tutto mancato ed è stato sostituito dal chiacchiericcio da bar, dalla polemica fine a se stessa, da giudizi superficiali, generici, che prescindono dalla valutazione rigorosa dei fatti e della loro successione storica.
Invece del confronto sui diversi punti di vista, per far crescere il livello politico e trovare una soluzione positiva per il bene di tutti, si è sviluppata una politica del come fare “le scarpe agli altri”. Altro che “i gufi” di Renzi.
Cambieremo mai?

giovedì 4 settembre 2014


I BUONI PROPOSITI : 1000 giorni per cambiare L’Italia…

 


E' online il Sito "Passo dopo passo" che mostrerà ai cittadini (mese per mese, giorno per giorno) i progressi del  programma del governo Renzi. La sensazione però è che ultimamente, nonostante i buoni propositi, si stia segnando il passo, e che di questo passo si farà fatica a cambiare l’Italia.

martedì 2 settembre 2014

  FUSIONE COMUNI    
Della fusione dei quattro Comuni dell'ex mandamento di Formicola ho già parlato in un precedente post(http://amedeoizzo.blogspot.com/2013/05/un-unico-comun-e-con-il-trasferimento.html). Ritorno sull'argomento, che ritengo fondamentale, convinto come sono che le fusioni dei piccoli comuni siano la vera necessità futura per contare di più sui  tavoli decisionali.( Regione, Stato).
Rimanere piccoli non vuol dire preservare una identità, vuol dire semplicemente essere ignorati.
I Comuni rappresentano storicamente una realtà estremamente importante e positiva , ma la loro frammentazione, figlia di un'altra epoca storica, costituisce oggi un vincolo sempre più condizionante. Per dare, oggi, efficacia e efficienza all'attività dei Comuni è indispensabile che abbiano una maggiore dimensione demografica, territoriale, organizzativa,culturale.
Per quel che ci tocca più da vicino, non possiamo far finta di non vedere che le  terre dove viviamo vanno piano piano morendo. E come non accorgersi che le case dei nostri centri storici si stanno svuotando.
Di fronte a questa realtà non si può restare immobili. Lo dobbiamo a noi stessi e soprattutto alle nuove generazioni.
Per questo dobbiamo cercare di ripensare la nostra storia, per tornare ad essere protagonisti dei nostri territori, trasformandoci in una nuova comunità, mettendo insieme le nostre risorse, unendo gli sforzi e condividendo le difficoltà.
Questo non è impossibile e la fusione dei quattro Comuni del circondario è un passo indispensabile in questa direzione.
La legge n. 122/2010 già prevede che i Comuni al disotto dei 5.000 abitanti (3.000 se montani o appartenenti a Comunità Montane) debbano obbligatoriamente associare entro il 31.12.2014 tutte le funzioni fondamentali( fra queste, oltre alla polizia municipale, i servizi alle imprese ed i servizi sociali già associati nell'Unione dei Comuni, anche i trasporti, il catasto, la pianificazione urbanistica, l’edilizia privata, la scuola, ,ecc..ecc...).
Questo significa che il piccolo Comune, così come lo conosciamo, sarà presto svuotato di tutte le principali funzioni e in pratica non esisterà più.
L'autonomia amministrativa dei quattro Comuni non è più possibile. Il limite posto dalla legge, per quanto riguarda i nostri Comuni, è appunto 3.000 abitanti; soltanto al di sopra di questo limite non vi è più l’obbligo della gestione associata delle funzioni.
CHE COSA E’ LA FUSIONE DEI COMUNI
La fusione dei comuni è un percorso istituzionale che prevede la cessazione definitiva di tutti i comuni che si fondono e la contestuale creazione di un unico nuovo comune: un solo ente con un’unica amministrazione, un’unica pianta organica (ma non necessariamente un’unica sede) e soprattutto un’unica "Cittadinanza".
La fusione dei Comuni avviene attraverso l’approvazione di una legge regionale speciale (recepita dal Ministero dell’Interno) e passa attraverso un referendum consultivo tra le popolazioni dei Comuni interessati.
PERCHE’ LA FUSIONE DEI COMUNI
E’ sempre più evidente l’esigenza di semplificazione amministrativa e di riduzione dei costi della della pubblica amministrazione. I piccoli Comuni possono essere una grande risorsa per i nostri cittadini e per i nostri territori, tuttavia la macchina comunale ha un costo che grava direttamente sui cittadini.
Le dimensioni dei Comuni attuali derivano da esigenze nate in tempi remoti. È' cambiata la società e sono cambiate le esigenze dei cittadini. Unire quattro comuni in uno solo, condividere risorse ed infrastrutture, risparmiare sui costi dell’organismo e beneficiare dei contributi previsti per le fusioni, può essere una opportunità da cogliere, senza rinunciare ad un Comune a “dimensione del Cittadino”.
PERCHE' LA FUSIONE CON CASTEL DI SASSO, FORMICOLA, LIBERI
I Comuni di Castel di Sasso, Formicola, Liberi e Pontelatone( tutti appartenenti alla Comunità Montana del Monte Maggiore, un unico Istituto scolastico comprensivo), sono realtà affini ed omogenee sotto il profilo territoriale e socio-economico; realtà che, proprio per questo, hanno esigenze, bisogni, potenzialità ed obiettivi di sviluppo comuni.

Con la fusione non spariscono servizi ed uffici che rimangono al loro posto. Vengono condivise strumentazioni e procedure. Si risparmia su materiali, attrezzature e organizzazione. Il personale può specializzarsi ed evitare, come ora, di “fare un po’ di tutto”..
QUALI VANTAGGI ECONOMICI
La fusione dei suddetti quattro Comuni in un unico Ente porterebbe, nel medio e lungo periodo, considerevoli risparmi sulla struttura organizzativa, sui costi di personale attualmente sostenuti dai quattro Comuni e sull'organizzazione e gestione dei servizi. (Un solo segretario comunale,un solo ufficio di ragioneria invece di quattro,un solo revisore dei conti invece di quattro, un solo ufficio tributi, un ufficio tecnico unificato, un unico sistema informatico e così via su quasi tutti i settori della vita e dell'azione amministrativa dei Comuni esistenti).
Inoltre, le fusioni tra Comuni sono fortemente incentivate:
•La regione Campania favorisce la fusione dei Comuni mediante la concessione di apppositi incentivi
•Lo Stato destina risorse per i comuni di nuova istituzione per un intero decennio.
Il decreto del Ministero degli interni varato il 12 ottobre 2012 stabilisce che ai comuni istituiti a seguito di fusioni realizzate negli anni 2012 e seguenti spetta, a decorrere dal 2013, per il periodo di dieci anni, un contributo straordinario commisurato al 20% dei trasferimenti erariali attribuiti per il 2010 ai comuni che hanno dato luogo alla fusione.
Determinazione contributo straordinario statale calcolato sui trasferimenti erariali totali attribuiti ai 4 comuni nell’anno 2010
Comune
Importo Trasferimenti erariali 2010 Euro
20% del trasferimento Anno 2010 Euro
Castel di Sasso
373.685,11
74.737
Comune di Formicola
506.375,89
101.275
Comune di Liberi
423.416,95
84.683
Comune di Pontelatone
600.400,84
120.080
Totale contributo statale annuale
380.775

CONTRIBUTO STRAORDINARIO STATALE PER 10 ANNI
3.807.750
Contributi e risparmi che consentirebbero alla nuova amministrazione di ridurre le tasse comunali, migliorare servizi, rilanciare il territorio e la sua economia. Maggiore sinergia delle risorse umane disponibili, condivisione delle infrastrutture esistenti nei due comuni, senza necessità che ognuno provveda a realizzare qualcosa di già esistente nel comune limitrofo. Stesso discorso per mezzi ed attrezzature. 
Oltre a questo il Comune unico sarebbe esentato per tre anni dal “Patto di stabilità”, cioè la regola per cui, per contribuire al risanamento dei conti pubblici nazionali, ai comuni viene chiesto di incassare di più di quanto spendono e di tenere i soldi fermi in banca
CONCLUSIONI
Il contesto territoriale e demografico, la somiglianza dei servizi erogati, le condizioni socio-economiche, l'incentivazione economica disponibile proveniente dallo Stato e dalla Regione, concorrono senza dubbio a favorire l'auspicato processo di integrazione dei quattro comuni. Contribuiscono anche le prevedibili economie di spesa, l'opportunità di una riorganizzazione dei servizi e del personale, con possibilità di valorizzare al meglio le competenze professionali di tutti i dipendenti. Quest'ultimo aspetto è di particolare importanza e va vista come una vera possibilità di avere una concreta riorganizzazione di tutta la gestione, oggi frenata dalla frammentazione e mancanza di specializzazione delle risorse umane.
Dando attuazione al progetto di fusione potrebbero essere centrati obiettivi difficilmente  raggiungibili dai singoli enti: l’attivazione di un’unica programmazione amministrativa, finanziaria e urbanistica garantirebbe un migliore sviluppo del territorio con i riflessi positivi facilmente immaginabili soprattutto per le nuove generazioni.
Se pensiamo al futuro, dobbiamo eliminare dalle nostre teste la visione filo familiare legata ai consigli comunali, per costruire un comune unico che costi meno ,i cui amministratori abbiano una visione sopra comunale e sappiano guardare con realismo al futuro, facendo delle scelte strategiche, ed investendo dove abbiamo i migliori ritorni.
E' auspicabile che su questo argomento, sin dalle prossime settimane, si apra una seria discussione.
Potrebbe essere utile: che presso ogni Comune venga istituito da parte del rispettivo  Consiglio comunale un gruppo di lavoro formato da consiglieri di maggioranza, da consiglieri di minoranza e da cittadini che abbia l'obiettivo :
a) di fare una valutazione di massima sulla fattibilità dell'ipotesi di fusione dei Comuni di Castel di Sasso, Formicola, Liberi, Pontelatone in un Comune unico
b)di individuare modalità di informazione, di  coinvolgimento e di ascolto della popolazione




PS. Vi aspetto con i vostri commenti ed opinioni.

1)Sei favorevole o contrario alla fusione tra Comuni ?
2)Con quali Comuni confinanti ritieni più funzionale la fusione ?
3)Ritieni opportuno costituire un Comitato civico con l'obiettivo di promuovere iniziative volte alla fusione dei quattro Comuni?




sabato 30 agosto 2014

CON LE IMMAGINI.......E' PIU' FACILE

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 I GIARDINI DI RENZI (Massimo Gramellini)


Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati. Quell’uomo è il presidente del Consiglio. Il quale – nonostante l’Italia sia sull’orlo del baratro e la nuova parola d’ordine «passo dopo passo» prometta di fargliene fare uno in avanti – ha trovato il tempo di rispondere alla copertina dell’Economist che lo ritrae con un gelato in mano a bordo di una nave che affonda. Nella politica a fumetti, dove immagini e slogan rimpiazzano i pensieri, il nostro vanta predecessori illustri, ma non conosce rivali. Ieri ha fatto installare nel cortile di Palazzo Chigi il carretto di un noto marchio artigianale, che ringrazierà per la pubblicità gratuita, e ha passeggiato a favore di telecamera con un cono che ha tentato di sbolognare a qualche cronista, invano: siamo gente dallo stomaco dritto, noi. Il siparietto, tristissimo, si è concluso con la consegna del manufatto sgocciolante a una funzionaria, imbarazzata come tutti.
Che il premier abbia perso «il tocco»? Forse è il peso della realtà che sovrasta persino chi cerca di imbellettarla con trovate goliardiche e incitamenti da allenatore di provincia. Questo governo di mediani con un solo fantasista ancora a caccia del primo gol, più che dell’incipit di «Giardini di marzo» farebbe meglio a occuparsi del secondo verso: al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti.
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mercoledì 27 agosto 2014

 L'Albo Pretorio del Comune non funziona.
Da parecchi giorni la sezione dell’albo pretorio on line nel sito istituzionale del Comune di Pontelatone è fuori uso. Non è più possibile accedervi, quindi niente consultazione degli atti amministrativi e delle determine dei responsabili dei servizi.. Un problema che sta creando disagi ai cittadini che magari sono interessati agli ultimi provvedimenti emanati dal Comune. 
Collegandosi al sito www.comune.pontelatone.ce.it , e cliccando nella sezione “Albo pretorio”, dopo un pò di attesa, si apre una finestra che evidenzia che il server non è raggiungibile.
Il mancato funzionamento dell' albo implica la non divulgazione di atti per i quali la legge impone la pubblicazione in quanto devono essere portati a conoscenza del pubblico, senza la quale gli atti diventano inefficaci e non idonei a produrre gli effetti giuridici voluti dalle leggi in materia.
Confidando in un urgente ripristino dell'albo on line, torna utile ricordare che l'informazione e quindi la partecipazione del cittadino deve essere sempre garantita come deve essere garantita l'efficienza e l'efficacia dell'Ente.


lunedì 25 agosto 2014

Hanno detto...  ...

ALBERT CAMUS, filosofo,  scrittore e drammaturgo francese, 1945.

Una buona politica è prima di tutto una politica bene informata.
 

LUIGI EINAUDI,( 1874 –  1961) economista, politico  italiano, secondo Presidente della Repubblica Italiana.

Conoscere per deliberare 


MAFFEO PANTALEONI,  economista, Ministro delle Finanze, 1919
Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse.

martedì 19 agosto 2014


CON LE IMMAGINI....E' PIU' FACILE
 
 Funerali di Stato
E’ abbastanza spiacevole questa ostinazione degli anziani nel non volere morire. Sono così evidenti i vantaggi che ne trarrebbe il debito pubblico, finalmente sgravato da spese pensionistiche e sanitarie, per la soddisfazione della Bce, della Trojka e del governo delle giovani marmotte. Va riconosciuto che le istituzioni, per una volta efficienti e coese, stanno facendo di tutto per agevolare la complessa ma necessaria operazione. Dopo avere spremuto di tasse le abitazioni che gli anziani avevano comprato nel corso della vita, ora si accingono a prosciugare l’ultima trincea del loro modesto benessere: la pensione. A questo scopo i bonificatori non esitano a servirsi di un arnese antico e indistruttibile, il populismo, per bollare come immorale un assegno di tremila euro al mese.  
Ai puritani del taglio senza anestesia sfugge però che è anche merito di quelle risorse tanto esecrate se in Italia non è ancora scoppiato un conflitto sociale. Il pensionato «benestante», nuovo bersaglio dell’odio collettivo, è in realtà il banchiere superstite e l’ultimo Welfare a cui attingono le generazioni dei disoccupati e dei sottopagati cronici. Per dirla più brutalmente: i nipoti campano grazie ai soldi che i nonni speravano di lasciare ai figli. Adesso una parte di quel denaro dovrebbe trasferirsi dalle tasche dei pensionati a quelle bucate del Tesoro con la formula ipocrita del contributo di solidarietà. Forse servirà a pagare i funerali: di Stato. 

La Stampa-19.8.2014


IL TAGLIO DELLE PENSIONI DEI PADRI CHE CONDANNA IL SOSTEGNO AI FIGLI (Elisabetta Ambrosi)

I giornali d’agosto saranno pure pieni, come ha dichiarato il nostro esuberante premier, di progetti segreti del governo che neanche il governo conosce. Peccato che a lanciare l’ipotesi di un prelievo sulle pensioni d’argento – e forse, visto dove dovrebbe essere fissata la famosa “asticella”, pure di bronzo e di latta – sia stato il ministro del Lavoro Poletti. Che dopo aver lasciato che i vari Alfano e Sacconi imperversassero per giorni con dichiarazioni a ruota libera sull’articolo 18, ha rotto finalmente il silenzio, dalle pagine del Corriere della Sera, per annunciare l’idea, nuova come la pioggia d’autunno, di un prelievo sulle pensioni. Perfetta per tenere allegri gli italiani d’estate, specie se accompagnata dalla “rassicurazione” del sottosegretario all’Economia Baretta (“Chi guadagna fino a 2.000 euro netti al mese può stare assolutamente tranquillo”).
Sia chiaro: chi scrive fa parte di quella generazione, mai difesa dai sindacati, che ormai vive nella drammatica consapevolezza di ricevere una pensione da poche centinaia di euro, interamente sudate col regime contributivo. E che ha sempre guardato con una certa indignazione al compromesso che nel 1995 salvò dal passaggio al nuovo regime una buona parte di lavoratori, impedendo quella riforma radicale che avrebbe reso il sistema previdenziale più equo (in tempi tra l’altro di ottimismo e crescita del Pil).
Da questo particolare punto di vista, suscitano persino una certa ironia alcune difese conservatrici alla proposta del governo, ad esempio quelle di alcuni commentatori – spesso gli stessi che scrivono contro la retorica dei diritti acquisiti e a favore delle riforme – che dalle colonne dei loro giornali si sono subito scagliati a difesa del loro, privatissimo, diritto: la propria pensione minacciata. Ma il punto è un altro: e cioè che il taglio delle presunte pensioni “ricche” non rappresenta in alcun modo un’operazione di equilibrio tra generazioni famosa retorica del “togliere ai padri per dare ai figli” – che in molti invece vorrebbero venderci.
Primo, perché se fosse tale i soldi ricavati dall’operazione dovrebbero andare realmente a favore delle generazioni svantaggiate, e non a coprire emergenze come quella degli esodati (che lo stesso Stato ha creato) o come il finanziamento della cassa integrazione in deroga: in breve, al solito, per fare cassa. Secondo, perché oggi le pensioni dei “padri” sostengono una massa di precari e disoccupati semi-disperati, che senza l’aiuto dei genitori non potrebbero letteralmente vivere. Nel deserto del welfare e dei servizi – dove per ottenere esenzioni o prestazioni essenziali bisogna avere un Isee letteralmente da fame –, nell’assenza di misure contro la povertà e di un assegno universale per qualunque lavoratore, anche se precario o intermittente, perda il lavoro, nella latitanza completa dello Stato rispetto ai bisogni delle coppie giovani (primo fra tutti, un posto all’asilo nido), l’unico welfare rimasto è quello familiare, sul quale forzatamente chi non si aspetta più nulla dallo Stato deve fare i conti per qualsiasi scelta esistenziale, a partire dalla possibilità di avere un figlio.
D’altronde, sono le pensioni dei padri che oggi pagano i mutui che le banche non concedono ai figli precari, oppure la retta dell’asilo nido quando il pubblico ti mette in lista d’attesa (o ti presenta una retta pari quasi al privato, come nel nord d’Italia), garantendo tra l’altro quella fragile coesione sociale che presto salterà quando queste risorse finiranno. In tempi di recessione e di emergenza sociale, misure come queste non fanno che aumentare rassegnazione e sfiducia verso istituzioni ormai vissute come ostili, quando non letteralmente persecutorie. Oltre che a rivelare il vecchio del “nuovo” che avanza: tagli e tasse, alla faccia della retorica dell’ottimismo e del futuro pieno di belle speranze.
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Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...