sabato 10 maggio 2014

 PAOLA E MARCELLO
Paola e Marcello si giurano eterno amore stamattina nel Santuario Maria SS. del Castello-Formicola.
Ai giovani sposi, alla mamma Rosaria e a Tonino che guarda da lassù,  gli auspici più sentiti  ed un affettuoso abbraccio.

giovedì 8 maggio 2014

  CON LE IMMAGINI .....E' PIU' FACILE

 

Claudia Lombardo, consigliera regionale in pensione a 41 anni

L'ex consigliera regionale Claudia Lombardo è andata in pensione a 41 anni con un vitalizio di 5100 euro.


E’ sempre un enorme dispiacere quando certe cose capitano a persone così giovani, soprattutto quando a pagare sono i cittadini e quando gli anziani di questo Paese riescono a stento ad arrivare a fine mese. Oggi vi raccontiamo la vicenda di Claudia Lombardo, ex-consigliera regionale in Sardegna, che ha avuto la “sfortuna” di andare in pensione a soli 41 anni:
“«Miss Vitalizio» si chiama Claudia Lombardo, faceva la consigliera regionale in Sardegna ed è appena andata in pensione a 41 anni. Facendo marameo agli italiani inchiodati vent’anni fa dalla riforma Dini. Doveva ancora compiere 23 anni e faceva l’università, la giovane Claudia, quando il governo di «Lambertow» varò nel ‘95 quella svolta sulle pensioni che cambiò la vita di milioni di italiani. Andando a toccare, ovvio, milioni di «diritti acquisiti» individuali.”
Prima della discesa in campo, “Miss Vitalizio” non aveva mai lavorato in vita sua, come spiega Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera:
“L’anno prima, nel ‘94, la ragazza era stata eletta giovanissima, senza aver mai lavorato un giorno in vita sua, al consiglio regionale della Sardegna. Merito della bellezza, dei riccioli biondi, del «tocco magico» che aveva allora Berlusconi, dei voti di papà Salvatore. Il quale, consigliere socialista confluito in Forza Italia, le aveva lasciato in eredità il seggio come fosse un comò.
Confermata alle elezioni del ‘99 e a quelle del 2004, coordinatrice sarda del partito nel 2008, dopo la vittoria di Ugo Cappellacci nel 2009 venne eletta, prima donna in assoluto, presidente dell’assemblea regionale. E per anni restò tra i referenti del partito nell’isola finché cominciò a sparare sull’allora governatore di destra: «Ugo è solo un demagogo e un populista». Sperava che l’ex Cavaliere puntasse su di lei? Boh… Certo è che alle ultime elezioni non è stata neppure candidata: «La mia prima fase nelle istituzioni finisce qua».”
A quanto pare non è l’unica a ricevere questo tipo di trattamento:
“Certo, non sono gli unici a essersene andati a prendere il vitalizio giovani o giovanissimi. Era successo a 49 anni, per lo strascico delle vecchie regole, ad Alfonso Pecoraro Scanio, a 48 a Rino Piscitello, a 46 ad Antonio Martusciello. E sempre per lo strascico di norme troppo tardi ritoccate, come spiegava poche settimane fa Sergio Rizzo, c’è ancora oggi alla Regione Lazio chi è appena andato in pensione con cinquant’anni e una sola legislatura.
Un insulto a tutti quegli italiani che, dopo anni di polemiche infuocate, erano convinti che certi privilegi inaccettabili fossero da tempo alle spalle. Che insieme con l’abolizione dei vitalizi per i consiglieri regionali delle nuove tornate elettorali, imposta a furor popolare, fossero state aggiustate, per decenza, anche le storture più folli e offensive delle situazioni pregresse. Il caso clamoroso di Claudia Lombardo dimostra: non è così.”

Fonte: Lafucina

 PARITA' DI GENERE:DONNE IN GIUNTA
Sul sito web del Comune è pubblicata la delibera del Consiglio comunale n.18 del 30.4.2014 che modifica l'art.32 dello Statuto Comunale con la previsione della garanzia della presenza in giunta di entrambi i sessi...ma con il trucco. Infatti, viene introdotta l'aggiunta della norma che nel caso in cui nel Consiglio comunale siano assenti o rinunziano a ricoprire la carica di assessore donne della compagine della maggioranza, il Sindaco può procedere alla nomina di una giunta composta di soli uomini “ dopo aver effettuato un minimum di indagine conoscitiva volta a verificare se nel bacino territoriale del comune di riferimento non vi siano personalità femminili in possesso delle qualità – doti professionali, nonché condivisione dei valori etico- politici della maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni – necessarie per ricoprire l’incarico di componente della giunta comunale e, sempre che, la nomina di assessori al di fuori della maggioranza consiliare sia compatibile con le esigenze di governabilità”;
E' evidente che la norma aggiunta è solo un espediente per conservare una giunta tutta maschile, peraltro, politicamente più che fallimentare. 
C'è poco da commentare. Sindaco e maggioranza fanno fatica a capire che la rappresentanza digenere prima ancora di un obbligo giuridico è una questione di civiltà e di qualità della democrazia.


martedì 6 maggio 2014

CON LE IMMAGINI .....E' PIU' FACILE

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L’AMACA DEL 6 MAGGIO 2014 (Michele Serra)
La Prima Repubblica non trattò con le Brigate Rosse, la seconda tratta con Genny ‘a Carogna e giustamente da due giorni non si parla d’altro. Ma sarebbe doveroso aggiungere, e non lo si fa abbastanza, che non è solo il famigerato Stato ad avere calato le braghe. È la società intera. È un Paese intero. Il capitano del Napoli, quando va a trattare con gli ultras convinto che sia una cosa normale, non è lo Stato. Il presidente De Laurentis che in diretta tivù elogia il comportamento degli ultras non è lo Stato. I dirigenti del calcio non sono lo Stato, sono privati cittadini che per conservare stipendio e quiete da vent’anni girano lo sguardo dall’altra parte. Non sono Stato i calciatori amici dei capibastone di curva, non sono Stato i ragazzi italiani che chiamano sbirri i poliziotti, non è di Stato lo spregio generalizzato per le regole. La verità fa male anzi malissimo, ma la verità è che l’arroganza degli ultras, gli autogrill svaligiati, gli stadi privatizzati a loro uso e consumo, la volgarità e l’odio adottati come linguaggio identitario sono la patologia più vistosa (ma non l’unica) di un paese che con l’illegalità ha imparato a convivere: o perché complice o perché rassegnato. Qualche mese fa, con ironico sollievo, il presidente di una società di serie A mi ha detto: “Noi siamo stati fortunati. I nostri ultras sono delinquenti ma almeno non sono nazisti”.

lunedì 5 maggio 2014

COMPENSI PER SCRUTATORI E PRESIDENTI DI SEGGIO ELEZIONI EUROPEE
Essendo prevista una sola scheda elettorale, i compensi sono così previsti: ai Presidenti di seggio vanno 120 euro, agli scrutatori e ai segretari 96 euro.
Questi importi sono maggiorati, rispettivamente di 37 e 25 euro nei Comuni nei quali si svolgono anche le elezioni comunali:
Presidenti di seggio: 157 euro (120+37)
Scrutatori e segretari:121 euro (96+25)
Quest'anno non si voterà più lunedi, ma solo di domenica.L'orario è stato allargato, dale 7 alle 23(prima era dalle 8 all2e 22).
Lo spoglio avverrà subito dopo il termine delle votazioni, quindi dalle ore 23 di domenica 25 maggio. Una bella "botta"dopo aver svolto le operazioni elettorali per 16 ore.
 

domenica 4 maggio 2014

Con le immagini.....è più facile

    




Ultimo stadio
4/05/2014
Nella finale della coppa calcistica nazionale ogni Paese offre uno specchio di sé. Anche noi, modestamente. Si comincia con un simpatico assalto degli ultrà della Roma a quelli napoletani. Non importa che la partita sia Napoli-Fiorentina e i romanisti non c’entrino nulla. La finale di Coppa Italia è una sorta di convegno dove delegazioni di violenti provenienti da ogni bar sport della penisola si danno appuntamento fuori dallo stadio per regolare i conti in sospeso: laziali contro romanisti, romanisti contro napoletani, pare addirittura napoletani contro veronesi. Al culmine della battaglia, una brigata di teste di cuoio giallorosse tende un agguato ai marines partenopei, o viceversa: dall’immane scontro di cervelli scaturisce un parapiglia. Da qui in poi i contorni della vicenda diventano ancora più sfocati. L’unica certezza è che qualcuno estrae una pistola e spara. Riassumendo: un agguato per le strade e l’assolo di un pistolero. Non a Tripoli o a Beirut, dove al massimo può succedere di imbattersi in Dell’Utri, ma nel cuore di Roma, capitale di un sedicente Stato occidentale. Sul selciato restano vari feriti, uno dei quali messo malissimo. Gli altri travolgono lo sparatore e ne fanno poltiglia da pronto soccorso.
Dopo essersi espressa fuori dallo stadio, la cultura sportiva degli italioti si trasferisce all’interno e assume la forma di due valentuomini appollaiati sopra una balaustra, uno dei quali indossa una maglietta che inneggia all’assassino del poliziotto catanese Raciti, a cui un ultrà tirò addosso un lavandino. I due pensatori si presentano come i capipopolo della tifoseria napoletana. Pare che senza il loro meditato assenso non si possa disputare la partita. I desideri degli altri settantamila dello stadio e dei milioni davanti alla tv non contano ovviamente nulla. Solo i pendagli da curva hanno il monopolio della minaccia fisica e verbale. Marek Hamsik, il capitano del Napoli che un destino milionario ma bizzarro ha condotto dalla natia Slovacchia a questi climi molto meno temperati, si attarda a parlamentare con gli ambasciatori ultrà e, quando ormai si sta consumando la vergogna di una resa ai violenti in diretta televisiva, in un eccesso di magnanimità i capibastone concedono alle squadre e all’Italia intera il permesso di giocare.
Con un’ora di ritardo tutto è pronto per la cerimonia dell’inno nazionale ispirata al modello americano del Superbowl, con una cantante, Alessandra Amoroso, che intona «Fratelli d’Italia» al microfono. Ma i fratelli riuniti allo stadio fischiano l’esecuzione fin dalle prime note e ha un bel sgolarsi Matteo Renzi in tribuna: quando i fischi non bastano più, a soffocare la musica arriva il sostegno di qualche bombetta carta, una delle quali manda un vigile del fuoco all’ospedale.
Ora che gli agguati, gli spari, i ricatti, i fischi e i petardi sono finiti, la finale di Coppa Italia può persino cominciare. L’Italia, quella è già finita da un pezzo. Naufragata in un profluvio di parole, proclami e decreti che servono a coprire la mancata applicazione delle leggi. Perché se un hooligan inglese o spagnolo si azzardasse a fare anche un decimo delle cose che vi abbiamo sommariamente raccontato passerebbe il resto della sua giovinezza in carcere, meglio ancora a compiere qualche lavoro socialmente utile. Come del resto chiunque di noi, se commettesse quegli stessi reati lontano dallo stadio, ormai ridotto a porto franco della bestialità tribale travestita da «onore e rispetto» non si sa di chi, certo non degli altri e tantomeno di se stessi. I bambini inquadrati sugli spalti dell’Olimpico avevano sguardi impauriti e severi: un verdetto di sconfitta per tutti.


sabato 3 maggio 2014

NOMINA SCRUTATORI

Un'opposizione ingenua  pasticcia e si lascia sfuggire l'occasione per assestare  un sonoro schiaffo morale  alla politichetta della maggioranza.

Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...