venerdì 6 dicembre 2013


ADDIO SIGNOR  MANDELAMandela in carcere

Addio sig. Mandela, esempio per  gli uomini , le donne, i giovani che con orgoglio non vogliono arrendersi di fronte alle ingiustizie.
 PRIVILEGI DA ELIMINARE

Alcuni giorni fa, il programma televisivo Le Iene ha proposto un servizio sui cappellani militari che secondo una vecchia legge sono considerati militari a tutti gli effetti, quindi dipendenti del Ministero della Difesa, con un costo allo Stato di 17 milioni di euro l'anno. Questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici.
Poichè la legge prevede che queste figure ecclesiastiche partano direttamente dai gradi alti, addirittura fino a quello di generale, il costo  incide pesantemente anche sulle casse dell'Inps (ex INPDAP) con la consistente pensione che percepiranno in seguito, vale a dire circa 4 mila euro al mese. 
Penso che , con la crisi che sta vivendo il nostro Paese, in tempi di spending review e per il messaggio innovativo di Papa Francesco di attenzione verso chi vive in difficoltà , sia legittimo chiedere che queste spese a carico delle famiglie italiane cessino.

COSTI DELLA POLITICA: 10 semplici proposte

di Roberto Perotti • 30-Nov-13 ( dal giornale on-line http://www.lavoce.info
Il costo della politica in senso stretto, cioè degli organi legislativi ed elettivi, è di 2,5 miliardi di euro. Un risparmio totale di 1 miliardo è però possibile. Con 10 semplici proposte. Credo sia utile tentare di fare un sommario dei costi della politica in Italia. Innanzitutto bisogna però definire esattamente cosa si intende per “costi della politica”. In questo articolo adotterò un’ accezione restrittiva del termine: i costi degli organi legislativi elettivi a livello nazionale, regionale, e provinciale, cioè di Camera, Senato, Consigli Regionali e Consigli Provinciali. Ovviamente i “costi della politica” intesi in senso lato coprono  molto di  più; per esempio i costi dell’esecutivo e dell’amministrazione (ministeri, giunte regionali, dirigenti dei ministeri e delle giunte regionali), e i costi connessi agli innumerevoli enti controllati da stato, regioni e provincie. Tuttavia,  è opportuno capire quanto si spende per la definizione più stretta, anche perché è  in queste voci che si annidano alcuni degli  scandali più recenti.
UN SOMMARIO DEI COSTI DELLA POLITICA IN SENSO STRETTO
La Tabella 1 fornisce un sommario di questi costi, distinti per livello territoriale e per voci (alcuni di questi dati sono già stati oggetto di analisi in precedenti puntate, altri  – quelli per il Senato e la stima per le provincie – sono nuovi. I dati sottostanti saranno messi on line presto sul mio sito personale). In particolare, comprende:
- Emolumenti e pensioni a deputati, senatori, consiglieri regionali e provinciali (righe 2 e 3);
- Remunerazione e pensioni del personale dei Consigli (righe 4 e 5);
- Contributi ai gruppi parlamentari e consiliari;
- Altre spese di funzionamento di Camera, Senato e consigli regionali e provinciali (residuale)
Tabella 1: Costi della politica in Italia (mln di euro) Per13.jpg
 *dati riferiti al 2012
I punti principali sono:
- Il costo totale della politica è 2,5 miliardi
- 0,5 miliardi sono gli emolumenti a deputati, senatori e consiglieri regionali e provinciali (ciò che guadagnano effettivamente, senza dover presentare ricevute):
- altri 200  mln per rimborsi spese, contributi ai gruppi etc.;
- quasi 400 mln per pensioni  a  deputati, senatori e consiglieri regionali;
- 1 miliardo per remunerazioni e pensioni del personale;
- La remunerazione annuale di un deputato è di 240.000 euro lordi, di cui circa 200.000 “intascabili” senza documentazione né ricevute;
- La remunerazione  media di un consigliere regionale è di 200.000 euro lordi;
- La remunerazione media di un consigliere provinciale è di circa poco più di 17.000 euro lordi.
Si noti che le spese del Senato, che ha esattamente la metà dei membri della Camera, sono circa la metà delle spese della Camera, e con una struttura simile. Per Camera e Senato i problemi e le soluzioni sono dunque gli stessi.  Riguardo ai consigli regionali, un’obiezione frequente è che le spese diminuiranno molto nel 2013, grazie ai risparmi decisi dal governo Monti. In realtà, i risparmi riguardano in gran parte gli emolumenti ai consiglieri, e sono minori di quanto pubblicizzato. Infatti, il  governo Monti ha imposto qualcosa di simile a un tetto massimo ai compensi e rimborsi dei consiglieri, ma tutte le regioni hanno ridotto l’indennità (tassabile) e hanno aumentato il “Rimborso per esercizio mandato consiliare”, a forfait, di fatto un reddito non tassabile. Di conseguenza, in alcune regioni il reddito netto percepito da un consigliere è aumentato nel 2013! (su questo argomento torneremo in una puntata successiva)
I dati nuovi si riferiscono ai consigli provinciali. Qui ci sono due difficoltà.  Primo,  i dati sono molto meno completi. Secondo,  in ogni caso sarebbe ovviamente difficile raccogliere i dati per tutte le 110 provincie italiane. Ho dunque preso un campione di provincie,  per cui i dati sui consigli regionali fossero disponibili. In generale, ciò che è disponibile è la remunerazione dei consiglieri e i contributi ai gruppi consiliari. Le altre spese (per il personale, acquisti di beni e servizi etc.) sono normalmente comprese nei bilanci della giunta provinciale, e sono accorpate con quelle della giunta. Per le provincie, dunque, mi limiterò a stimare (estrapolandole dal campione) le spese per gli emolumenti dei consiglieri e i contributi ai gruppi consiliari.  Si tenga presente che le spese per acquisti di beni e servizi sono comunque limitate.
Le provincie del campione sono Milano, Parma, Perugia, Ravenna, Reggio Calabria, Terni, Esse rappresentano  il 5,45 per cento delle provincie e il 9,12 per cento della popolazione. Moltiplicando i dati della Tabella 2 per l’ inverso di questi due numeri, si ottengono i limiti inferiore e superiore della stima di spesa. Il valore per tutta l’Italia riportato nelle Tabelle 1 è il valore medio tra queste due stime. Come si vede, la spesa per i consigli provinciali è modesta. L’ emolumento medio di un consigliere provinciale è infatti di soli 17400 euro. (1)
Tabella 2: Stima del costo della politica nelle provincie (migliaia di euro) Per22.jpg
 UN DECALOGO DI  RISPARMI POSSIBILI
Cosa si può fare? La Tabella 3 fornisce un sommario dei risparmi possibili. Il risparmio totale possibile è di 1 miliardo su una spesa di 2,5 miliardi nella Tabella 1.

Tabella 3: risparmi possibili (mln di euro) Per31.jpg
Ecco il dettaglio (la seguente Tabella riproduce una Tabella già apparsa in una puntata precedente)
Tabella 4: Camera: risparmi possibili (mln di euro)
Per51.jpg
a: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale
b: Questa proposta eliminerebbe il sistema di rimborsi e le spese di trasporto (in Acquisto di beni e servizi) e le sostituirebbe con un livello di rimborsi pari a quello britannico, di €109mln, ridotto del 20 percento per tenere conto della diminuzione del numero di parlamentari.

I risparmi principali sono:
1)
 Come abbiamo visto in una puntata precedente, i deputati e senatori italiani guadagnano troppo. L’indennità parlamentare può essere ridotta del 30 per cento, e i parlamentari italiani continuerebbero a guadagnare ben più dei loro colleghi britannici
2) Inoltre,  i parlamentari italiani non devono praticamente sottomettere ricevute per le proprie spese. La diaria (ora chiamata “rimborso spese per l’ esercizio del mandato parlamentare”)  era concepita come un rimborso spese a forfait per i bisogni del parlamentare, ma è di fatto diventata un reddito non tassabile aggiuntivo. Il risultato è che un deputato italiano guadagna il triplo di un deputato britannico (come ho mostrato in una puntata precedente).
Vi sono quindi due alternative:
a) Si mantiene la diaria, ma si aboliscono i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali, e i viaggi gratis.
b) Oppure si abolisce la diaria e gli altri rimborsi a forfait, e si introduce un tetto massimo alle spese rimborsabili, per tipologia, con obbligo di sottomettere laricevuta per ogni spesa, e di pubblicare ogni ricevuta su Internet entro tre mesi, come avviene in Gran Bretagna  (il sito dell’ ente che controlla il Parlamento pubblica centinaia di migliaia di ricevute ogni anno).
3) I parlamentari italiani sono chiaramente troppi. Qualsiasi organo decisionale troppo grande crea confusione e deresponsabilizza i suoi membri: 500 è un numero perfettamente fattibile; 4) Il problema degli stipendi dei dipendenti della Camera è la progressione fortissima: un operatore tecnico (il livello più basso) entra a 30.000 euro ma dopo venti anni guadagna 90.000 euro, e dopo 30 anni 120.000 euro. La stessa progressione si applica ai livelli più alti. Le  retribuzioni dopo il 10 anno di carriera possono dunque essere ridotte immediatamente del 30 per cento, e anche più; 5) Un riflesso degli stipendi molto alti sono le pensioni molto alte (prima dell’ introduzione del contributivo). Esse vanno ridotte da subito; 6) Le spese per locazioni e per acquisti di beni e servizi alla Camera sono in alcune voci fuori da ogni plausibile parametro, come ho mostrato in una precedente puntata. Anche qui esse possono essere ridotte da subito;
Al Senato, provvedimenti simili consentirebbero di risparmiare 200 milioni.
Nelle regioni, ecco le misure possibili.
Tabella 5: Regioni: risparmi possibili (mln di euro) Per61.jpga: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale
Dunque: 7) Dimezzare il numero dei consiglieri: 600 in tutto. Umbria: 31 consiglieri per 800.00 abitanti: 1 ogni 25.000 abitanti (compresi i bambini), in Basilicata 1 ogni 21.000 abitanti. Troppi. 8) Come per la Camera, ridurre l’ indennità: 200.000 euro di emolumenti medi  per consigliere regionale sono troppi. La remunerazione va ridotta molto più del 10 percento prodotto dal governo Monti (che, come abbiamo visto, è stata comunque in parte aggirata); 9) Eliminare i contributi ai gruppi consiliari, la fonte principale di scandali e l’alimento principale dell’antipolitica. Anche se c’è in teoria un dovere di rendicontazione, non si potrà mai impedire che i contributi vengano usati per clientelismo o corruzione(organizzo un convegno apparentemente serio e chiedo alla cognata di organizzarlo o di fare il catering, oppure l’ organizzo alle Maldive per farmi le vacanze). Sono solo 100 milioni, ma sono l’alimento principale dell’ antipolitica; 10) Come per Camera e Senato, c’è  spazio per altri risparmi nella spesa per acquisti di beni e servizi (incluse spese di rappresentanza, partecipazione a convegni, partecipazioni a improbabili iniziative internazionali sui temi più disparati, etc.) . Un risparmio medio di 1,5 milioni per consiglio regionale è perfettamente possibile.
La spesa per i consigli provinciali e le giunte provinciali  è modesta. Il maggiore risparmio da un’ eventuale eliminazione delle provincie verrà dalla riduzione del costo del personale,che al momento però è difficile da quantificare.
Leggi la puntata precedente “Nelle Regioni la politica costa 1 miliardo” o vai allo Speciale con tutte le altre puntate.
(1) La vera differenza fra regioni e provincie è nei dirigenti (inclusi quelli della giunta): 87 in regione, 31 e 18 a Perugia e Terni.  La remunerazione media è simile in regione e nelle provincie, circa 100.000 euro per dirigente. Ma le provincie sono molto più piccole e spostano molti meno soldi; quindi  l’ incidenza dei dirigenti (e in generale del personale) sul totale è enormemente più alta nelle provincie. Torneremo anche su questo argomento.

domenica 1 dicembre 2013

                                             Il  SUAP
Nonostante il legislatore abbia assegnato ai Consigli Comunali due funzioni chiave , quelle di “indirizzo e di controllo politico-amministrativo” (così recita l'art. 42 del Decreto Legislativo n.267/2000), essi sono in genere incapaci di svolgerle adeguatamente.
In molti Comuni , di fatto, la funzione di “indirizzo politico-amministrativo” è esercitata dal sindaco (il consiglio segue, non detta la linea) e la funzione di “controllo politico-amministrativo” viene esercitata in modo blando e quindi inefficace.
E’ un fenomeno a cui non sfugge in modo particolare il consiglio comunale di Pontelatone che, invece di dettare, appunto, la linea, l'indirizzo politico, è relegato a organismo di ratifica di decisioni prese in altre sedi.
Il Comune pare non avere, da tempo, una direzione politica per cui, come spesso accade, anche le cose serie finiscono per essere  pasticciate.
Prendiamo il caso del SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive). 
Che cosa è il Suap. E' una struttura unica, attivata presso i Comuni, che ai sensi dell’art. 2 comma 1 del D.P.R. 160/2010, rappresenta il punto di raccordo tra il mondo imprenditoriale e la Pubblica amministrazione.
Prima dell'istituzione del SUAP, la localizzazione di un’attività produttiva comportava l’acquisizione di numerose autorizzazioni emesse da enti e uffici diversi, ognuno dei quali faceva riferimento a un diverso responsabile e provvedeva al rilascio secondo procedure e tempi spesso non coordinati fra loro. L’imprenditore doveva pertanto presentare molteplici istanze, spostandosi da una sede all’altra degli enti interessati, utilizzando modelli differenziati che richiedevano spesso di allegare la medesima documentazione. In molti casi si rendeva necessario attivare i singoli procedimenti in ordine sequenziale, in quanto l’uno costituiva il presupposto per l’avvio di altri che seguivano necessariamente: i tempi di conclusione di tale processo erano pertanto condizionati dal più lento dei procedimenti attivati, senza il cui superamento non era possibile ottenere le autorizzazioni successive. Con il SUAP, vivaddio, tutto è più semplificato e accelerato.
L'imprenditore anziché rivolgersi ai vari enti (ASL, VIGILI DEL FUOCO, ISPESL, PROVINCE-ARPAT, SOPRINTENDENZA, COMUNI-EDILIZIA, ecc.) si rivolge appunto al SUAP e questo servizio si occupa di ricevere in un unico momento tutta la documentazione necessaria alla realizzazione dell'impianto ed all'esercizio dell'attività e di coordinare poi l'attività di tutti gli altri enti e rilasciando all'imprenditore, al termine del procedimento semplificato, un atto unico di autorizzazione.
Al SUAP è preposto un Responsabile. Il D.P.R. n. 160/2010 individua (artt. 4 e 7) le funzioni di competenza del SUAP e quindi del relativo responsabile.
Dette funzioni, anche con riguardo a quanto disposto dall'art. 38 del D.L. n. 112/2008, comportano attività di coordinamento, di direzione di struttura, rapporti diretti con soggetti esterni, indizione e direzione di conferenza di servizi, rilascio di atti e provvedimenti ecc.
Si tratta quindi di compiti riconducibili alle funzioni proprie della dirigenza di cui all'art. 107 del Tuel poichè il responsabile ha il compito di rilasciare "i provvedimenti di autorizzazione, di concessione o analoghi,il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni, ecc.
Le medesime funzioni sono svolte dai responsabili di uffici e servizi nei piccoli comuni privi di qualifiche dirigenziali. L’art. 109, comma 2, del t.u.e.l. stabilisce che nei comuni privi di personale di qualifica dirigenziale le funzioni di cui all’art. 107, commi 2 e 3, possono essere attribuite, con provvedimento motivato del sindaco, ai responsabili di uffici e servizi, indipendentemente dalla loro qualifica funzionale, anche in deroga a ogni diversa disposizione.
Secondo quanto previsto dall'art. 4, comma 4, del D.P.R. n. 160/2010, l'ufficio competente per il SUAP ed il relativo responsabile sono individuati secondo le forme previste dagli ordinamenti interni dei singoli comuni (v. art.89 del dlgs n- 267/2000) ovvero dagli accordi sottoscritti con altri Comuni in caso di esercizio associato delle funzioni dello SUAP.
La mancata individuazione del responsabile comporta che tale posizione venga assolta dal Segretario Comunale che le conserva fino a quando i Comuni non decideranno di assegnarle ad altro soggetto. 
Il comma 11 dell'art.4 del DPR 160/2010 prevede che nel caso in cui, allo scadere dei termini, (28.1.2011) il Comune non abbia istituito lo Sportello o questo non abbia i requisiti minimi richiesti, l'esercizio delle relative funzioni è delegato alla Camera di Commercio territorialmente competente (art. 4, comma 11 - DPR 160/2010). 
Particolare rilevanza nel nuovo assetto normativo hanno le disposizioni contenute nell'art.5 del Dpr n. 447/98, sostituito dall'art. 8 del citato D.P.R. n. 160/2010, che prevedono la possibilità per il responsabile del SUAP di attivare la conferenza dei servizi nel caso in cui il Piano regolatore sia caratterizzato dalla mancanza di aree da destinare all'insediamento di impianti produttivi o dalla insufficienza di aree in relazione al progetto presentato.
La determinazione della conferenza dei servizi, se si registra un accordo sulla variazione del Piano regolatore vigente, costituisce proposta di variante sulla quale si pronuncia in via definitiva il Consiglio Comunale.
Dal breve quadro normativo sopra delineato emerge chiaramente la necessità da parte del Consiglio Comunale di definire i criteri organizzativi e i metodi di gestione operativa del SUAP, la cui competenza coinvolge l'intera struttura comunale(ufficio tecnico,ufficio commercio, polizia locale, ecc.). 
E' stato formalmente istituito il SUAP  nel Comune di Pontelatone ? In quale settoree è incardinato? Nel Settore Tecnico o in altro settore ? Quali sono gli indirizzi e i criteri per l'applicazione dell'art. 8 del D.P.R. 160/2010 che consentano agli uffici comunali e al  SUAP di predisporre eventuali varianti allo strumento urbanistico da sottoporre al Consiglio Comunale a favore di impianti produttivi che ne abbiano urgenti e giustificate necessità? 
Le problematiche non sono di poco conto e incidono sulla legittimità del procedimento con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare.
Nel mese di agosto venne presentata da una società al SUAP una richiesta finalizzata all'emissione di una delibera del Consiglio Comunale di riconoscimento di pubblico interesse dell'ampliamento dii una struttura produttiva, ritenuta indispensabile, ai sensi dell'art.6 comma 4 regolamento Regione Campania del 4 agosto 2011 n. 6, per poter successivamente richiedere il permesso a costruire in variante al Piano regolatore in base all'art. 8 del DPR n. 160/2010.
La richiesta, sottoposta al Consiglio Comunale con l'istruttoria favorevole del Responsabile dell'Ufficio Tecnico (Responsabile del SUAP?), venne approvata dal Consiglio medesimo che riconobbe così la necessità della dichiarazione di pubblico interesse per il procedimento di variante di cui al precitato art.8 del D.P.R. n. 160/2010 (delibera n.37/2013)
Come si rileva dalla consultazione dell'albo pretorio online del Comune, in data 7.10.2013  altro imprenditore ha presentato domanda di permesso a  costruire in variante al Piano regolatore per la realizzazione di una struttura commerciale in località Barignano(ristorante,piscine,5 negozi, locali servizi).
Il 30.10.2013 il Responsabile del SUAP(?) ha convocato la conferenza dei servizi sul presupposto dell'insufficienza delle aree in relazione al progetto presentato, senza però che stavolta venisse interessato il Consiglio Comunale per la dichiarazione di pubblico interesse.
Viene spontaneo chiedere: ma questa delibera ci vuole o non ci vuole? Il competente ufficio comunale ha adeguatamente motivato, come previsto dalle norme, l'insufficienza delle aree anche in relazione alla  compatibilità dell'intervento con altre zone del PRG? E' stata verificata la compatibilità dell'intervento con  il PTCP provinciale? Sono stati valutati gli effetti distorsivi che interventi di vasta portata potrebbero avere sul redigendo strumento urbanistico comunale? Quali i criteri di ammissibilità dei progetti in variante ai sensi dell'art.8 del DPR 160/2010? Quali i limiti dimensionali degli interventi edilizi ammissibili alla variante urbanistica ? 
Appare evidente che il Consiglio Comunale si debba riappropriare del suo ruolo e nello specifico di quella che è una sua perogativa, cioè quella di disciplinare il proprio territorio, regolamentando l'applicazione e i criteri per l'attuazione dell'art. 8 del DPR 160/2010.
I pontelatonesi hanno diritto di ricevere dai propri amministratori un atto di indirizzo politico-amministrativo che, nel creare un ambiente favorevole agli investimenti produttivi come volano per il rilancio dell'economia e la esplicitazione delle potenzialità locali, fissi parametri oggettivi e guardi al potenziale sviluppo di Pontelatone in modo globale, tutelando gli interessi generali (leggasi: evitare  desertificazione centro di Pontelatone, salvaguardare le realtà commerciali, ristorative ed agrituristich esistenti, ecc.).

P.S. Sarebbe interessante aprire una discussione tra i giovani sullo sviluppo urbanistico ed economico-sociale di Pontelatone

sabato 30 novembre 2013

LA BEFFA

Se è vero che la seconda rata dell'IMU, nei giorni scorsi, è stata ufficialmente cancellata dal Governo, è altrettanto vero che l'abolizione si è rivelata una beffa per gli abitanti di quei Comuni che, come Pontelatone, hanno deliberato o confermato nel 2013 un'aliquota superiore a quella standard (0,4%) per la prima casa .
Il Decreto IMU, infatti, stabilisce che si debba pagare una sorta di conguaglio per chi possiede un'abitazione (prima casa) in un Comune con aliquota che eccede lo 0,4% nella misura del 40% della differenza fra l'aliquota standard e quella comunale.
Facciamo un esempio:
Un proprietario di prima casa nel nostro Comune con una rendita catastale di 600 euro, se il Governo non cambierà idea, dovrà versare nelle casse comunali, entro il 16 gennaio 2014,  40 euro.
IMU (calcolata al 5%) euro 304 – IMU (calcolata al 4%) euro 203,20 = 101x 40%= 40,32

  ALIQUOTE IMU COMUNI DEL MANDAMENTO
COMUNE
Aliquota Prima Casa
Castel di Sasso
4
Formicola
4
Liberi
4 (5 dal 2013)
Pontelatone
5




venerdì 29 novembre 2013

La trasparenza 

Si parla tanto di trasparenza, ma in realta' tutt'attorno al cittadino resiste l'opacita'. I Comuni continuano a far finta di non avere capito bene in cosa debba consistere la "trasparenza".
Eppure il d.lgs. 33/2013 e' abbastanza esplicito: 1) si vuole che il sindaco e la giunta non siano controllati solamente dai consiglieri comunali, che in genere non lo fanno. La trasparenza sollecita il "controllo sociale", ossia della gente che paga le tasse e pure dei Blog come il nostro che devono esigere l'uso ed il ri-utilizzo dei dati della pubblica amministrazione. 2) la trasparenza mira a realizzare i principi di eguaglianza dei cittadini, di imparzialita', di buon andamento, di responsabilita' di efficienza, efficacia nell'utilizzo del denaro pubblico che non puo' finire a beneficio degli amici degli amici degli amministratori, 3) la trasparenza, sulla spinta del "controllo sociale" si propone di migliorare le prestazioni della pubblica amministrazione e pertanto deve essere considerata  come elemento di responsabilizzazione della vita delle istituzioni e degli organismi pubblici.

lunedì 18 novembre 2013

S....bilancio

Scrivo dalla stanza dell'ospedale. Ho provato a volare da una pianta d'ulivo, di quelle belle, alte, secolari, ma l'atterraggio non è stato morbido. Per fortuna nulla di rotto, si è temuto per la mia milza ma anche per lei è andata bene.   Resta il dolore,   Passerà.
L'ho sempre pensato: lassù c'è qualcuno che mi ama.
Il mio compagno di stanza si chiama Gennaro. Di appena qualche anno più giovane di me, viene da un Comune della Terra dei Fuochi. Con Gennaro parlo dei rifiuti tossici, argomento quanto mai attuale dopo le rivelazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone.
Nella gente del posto, mi dice Gennaro, c'è paura e rabbia. Paura per la salute e rabbia nei confronti di chi per soldi ha avvelenato un territorio per anni e anni. 
Faccio notare a Gennaro il ”concorso di colpa” delle amministrazioni locali e dei cittadini che fino a poco tempo fa hanno fatto finta di non sapere, di non sentire e di non vedere.
Gennaro sorvola sulle mie parole. Chi volete, prosegue, che comperi i cavolfiori , i finocchi, le verdure in genere quando pensa che i terreni vengono irrigati con acqua inquinata? La vendita di mozzarelle, prodotto principe della zona, è fortemente calato.
Chi ha rovinato un intero territorio la pagherà , se esiste una giustizia divina, conclude Gennaro.
Ma tralascio la mia discussione con Gennaro, che è stata, in verità più lunga ed articolata, per parlare un po' del bilancio di previsione 2013 approvato dalla Giunta Comunale nei giorni scorsi e che sarà a breve sottoposto all'esame del Consiglio Comunale.
E' paradossale il fatto che si andrà ad approvare ai primi di dicembre, cioè quando  ormai l'esercizio finanziario si è di fatto concluso, un bilancio di previsione che dovrebbe servire a programmare tutte le entrate e le uscite del Comune per l'anno di riferimento. La responsabilità ricade sul governo che ha considerato possibile l'approvazione del bilancio entro la scadenza del 30 novembre.
Nella sostanza, nulla di nuovo sotto il sole. O meglio, il poco di nuovo non è piacevole perchè gli unici dati significativi del bilancio sono l'aumento della tassa rifiuti e la contrazione di un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti di euro 564.000 per pagare debiti, in gran parte , tenuti nascosti negli anni passati.
Per pagare i debiti si ricorre ad altri debiti.
E chi pagherà la rata del mutuo? Il Comune, cioè i cittadini.
Come? Tramite entrate tributarie, extratributarie e trasferimenti erariali.
Un bilancio ragioneristico, senza anima, che guarda al passato e punta solo a far tornare i conti  In un periodo in cui le difficoltà economiche si fanno più sentire e pertanto sarebbe stato opportuno destinare più risorse al sociale ed intervenire a favore delle famiglie bisognose d'aiuto, invece di procedere(si sarebbe dovuto fare da tempo) alla ristrutturazione della spesa conseguendo possibili significativi risparmi, vengono aumentate  le tariffe della mensa scolastica in modo indiscriminato per i benestanti e i poveri, viene confermato il taglio del servizio trasporto scolastico, vengono aumentati diritti di segreteria, ecc.
Non si giustifica che il Comune di Pontelatone , che ha entrate correnti di gran lunga superiore a quelle dei Comuni vicini, non riesca  a garantire, in modo efficiente  e a prezzi contenuti , quei pochi servizi pubblici locali alleviando le tasche dei nostri concittadini più bisognosi.
Una risposta chiara e convincente l'amministrazione dovrebbe darla ai cittadini( una risposta le è stata chiesta anche negli anni passati)
Ma sebbene interrogato.... il morto non risponde.
Il silenzio. Il silenzio sempre di più. Il silenzio umiliante del permaloso. Il silenzio di chi non accetta l’esame.  L’elogio del silenzio. La ricerca del silenzio,il silenzio come pseudo-valore. Il silenzio come improbabile via di uscita alla disapprovazione, all’arroganza. Tanto i cittadini neppure se ne accorgono, oppure tutt’al più si ritraggono infastiditi.
Anche quest'anno il bilancio quadra con entrate straordinarie, che hanno quindi carattere eccezionale e non ripetitivo e mettono a rischio la copertura delle spese.
Queste entrate previste riguardano il recupero ICI, Tassa rifiuti evase e la vendita di boschi(con la previsione di incassare 140.000 euro)
La palla adesso passa al consiglio comunale e stando alle esperienze  il bilancio sarà approvato dalla maggioranza così come proposto dalla Giunta, senza apportare modifiche , che comunque appaiono impossibili considerato che  l’anno è finito.
Cosa faranno ,invece, i consiglieri di opposizione ed in particolare il consigliere di Nuova Voce, gruppo che durante la campagna elettorale ha duramente contestato la politica di bilancio dell'Amministrazione?.
Voterà a favore, voterà contro, oppure  si asterrà ? Staremo a vedere.

Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...