Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.(Art 21della Costituzione)
martedì 18 dicembre 2012
L'ALIENO
Ieri mattina con la mia piccola astronave sono sbarcato
sulla Terra. Sono salito in un edificio chiamatoMunicipio. Dopo un po’ un via vai di gente
che entrava e usciva dallastanza dove si
trovava l’alieno. Sulle facce corrucciate leggevo : che ci fa, cosa vuole, cosa cerca ….. .......
E’stato sempre così, ma ieri la cosa mi è sembrata più
buffa.
Ho anche pensato: come sono strani questi terrestri.
Poi mi sono fermato a lungo a parlare con alcuni di loro, ho
avuto l’impressione che fossimo dello stesso pianeta.
lunedì 10 dicembre 2012
lunedì 3 dicembre 2012
LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE
Ieri sera si sono concluse le primarie del Partito
Democratico, ha vinto Bersani come era nei pronostici.
Io non sono andato a
votare né al primo né al secondo turno. Forse per pigrizia, forse perché la
politica non mi attrae più come un tempo.
Ho seguito questo eccezionale evento democratico attraverso
la televisione e devo dire che sono rimasto colpito dal fatto che tante
persone, in un periodo di forte disaffezione verso la politica, siano andate a
votare e abbiano fatto ore di fila pur di esprimere la loro opinione.
E’ segno che in molti sta crescendo la domanda di
partecipazione che non sia solo quella della partecipazione alle manifestazioni
pubbliche, ai cortei che da tempo ha dimostrato la sua insufficienza..
La gente vuole sapere di più, vuole contare di più nelle
scelte, non vuole limitarsi ad attribuire una delega in bianco ogni 5 anni
mettendo una crocetta sulla scheda elettorale.
Insomma una partecipazione più complessa capace di mettere in circolazione la competenza dei
cittadini a giudicare i fatti pubblici. E Dio sa di quanta partecipazione di
questo genere c’è bisogno.
Anche a livello locale.. Molto spesso si
parla a vanvera.
Mentre scrivo queste mie considerazioni mi vengono in mente Giorgio
Gaber e il teatro Alfieri di Torino, che ho frequentato per un certo periodo, negli anni
70, con alcuni amici e colleghi, accettando, per risparmiare il biglietto
piuttosto caro per le nostre tasche, di fare la claque.
Lì, ho sentito la
prima volta il grande Giorgio Gaber e la sua geniale canzone“ Libertà è partecipazione”, quanto mai
attuale.
“Libertà nonè stare sopra un albero”, a guardare cioè le cose a distanza, caso
mai a criticare tutti, a lamentarci di tutto, dalle
tasse ai problemi di tutti i giorni.
Pensiamo che la libertàsia solo il
diritto di voto con il quale decidiamo di farci rappresentare?
"Libertà non è neanche avere un'opinione":
bisogna avere un'opinione , ma questo non basta, perché se non ci si confronta
si incorre nel rischio di restar chiusi dentro un solo modo di vedere le cose,
il nostro, parziale, ristretto incapace
di maturare se non si confronta..
“Libertà non è uno spazio libero", in
cui poter dire e fare quello che si pensa e si vuole : se non coinvolgiamo
altri la nostra opera è inutile, forse deprimente e a rischio di ledere la
libertà altrui.
Ma sentiamo la canzone
il cui ritornello “libertà e partecipazione” vale più di ogni discorso o
commento.
lunedì 19 novembre 2012
'68 O PEGGIO?
Nei giorni scorsi un’ondata di
manifestazioni studentesche, con scontri nelle piazze tra cariche della polizia
e lanci di fumogeni, ha percorso l’Italia e temo che ce ne saranno molte altre
che metteranno a dura prova l’ordine pubblico. Queste manifestazioni sono
assimilabili a quelle del ‘68?.
Io che il clima del ‘68 l’ho
vissuto(nel marzo del 1968 giovane vincitore di concorso in un Ente pubblico sbarcai a Torino, città
in cui le proteste degli studenti e dei lavoratori più si fecero sentire) penso
di non sbagliare se dico che le manifestazioni di oggi, pur avendo caratteristiche simili,
non sono un nuovo ‘68.
Il ‘68, pur con i suoi risvolti negativi, fu un movimento che segnò radicali cambiamenti
nel costume, dalla musica al cinema all’abbigliamento, nei rapporti sociali e diede
un contributo significativo per la conquista di diritti civili e in campo economico, di cui tutti
quanti abbiamo potuto godere nei successivi decenni. Sono il frutto del ’68, solo per fare qualche esempio, lo
Statuto dei lavoratori, la legge sull'equo canone, la riforma delle pensioni in senso retributivo,la libertà di divorzio, la chiusura dei manicomi, la giusta conquista da parte delle donne di un par condicio,
processo non ancora compito.
Il ’68 giunse , però, dopo un
ventennio di grande sviluppo economico.
Le manifestazioni di questi giorni si
innestano, invece, in un periodo di profonda crisi, in un quadro più fosco e più incerto. Sono venuti al pettine
alcuni nodi: la crescita economica è inibita dalla concorrenza delle economie
emergenti (Cina, India,ecc.), lo
stato sociale, gli anziani, i malati, sono diventati troppo numerosi rispetto
alla capacità di sostenerli da parte dei giovani che lavorano effettivamente, i
dati sulla disoccupazione giovanile sono impressionanti.. I giovani non
lavorano, o non lavorano abbastanza, o non sono pagati a sufficienza. Lo stato
sociale dovrà essere ridotto, e già si sa che i giovani di oggi godranno di
pensioni da fame nel futuro. Problematico è diventata la formazione di una
famiglia con figli. Si tratta di una generazione che gode di minori prospettive
di sviluppo rispetto a quelle delle generazioni precedenti..
Non è un ’68 purtroppo, il quadro è molto più difficile.
Per cui se il quadro è questo, la risposta non può arrivare
con le manganellate. Una politica lungimirante dovrebbe sì condannaregli eccessi, ma dovrebbe altresì cercare
di comprendere le ragioni della pancia, della mente e del cuore di questi
giovani preoccupati del loro futuro.
sabato 10 novembre 2012
LA FIDUCIA
(Breve riflessione)
La parola. Deriva dal verbo latino “fidere”, fidare,
confidare e riguarda quell’affidamento che si fa su qualcuno, per credito,
stima, confidenza.
In genere la fiducia è associata alla speranza che la
persona in cui si ripone la fiducia rispetti le aspettative di chi ha dato fiducia.
Quando la fiducia viene meno subentra un profondo
senso di delusione. Per dirla con Oriana Fallaci (scrittrice, giornalista): “
Niente ferisce, avvelena, ammala quanto la delusione. Perché la delusione è un
dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce da
una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o di qualcosa in cui
credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato”.
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
La storia comune è quella che appartiene a tutti. Appartiene a chiunque, anche a chi non sa parlare, perchè per raccontarsi spesso le parole non servono.
Un invito alla riflessione per i giovani. Capire il presente per guardare al futuro con responsabilità(AmedeoIzzo).