domenica 15 gennaio 2017

IL BLOG CHIUDE

Questo sito ha circa nove anni di vita. In questo spazio ho cercato di dare informazione, di stimolare il dibattito su temi che animano la vita politica locale e far nascere idee.
Risultati immagini per blog immagineHo dato fastidio a quelli che hanno  sempre avuto un rapporto difficile con l'articolo 21 della Costituzione e proprio non riescono a tollerare l'idea che normali cittadini abbiano una loro opinione e hanno l'ardire di diffonderla pubblicamente.
In tutti questi anni ho detto molto di quello che volevo dire, ho osservato tutto ciò che volevo osservare.
Quindi, per ora, chiudo il blog. Tutto nasce, vive, muore.
Questo blog, nato  anche  per un pò di passatempo, ha vissuto e ora smette di vivere, almeno per un pò.
Grazie a tutti Voi che che nel tempo lo avete  letto, commentato o che magari vi siete arrabbiati con il sottoscritto nel leggerlo.

giovedì 22 dicembre 2016

Caro Ministro Poletti forse all'estero non l'avrebbero mai preso
giornale il-fatto-quotidiano 
Se centomila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Quando ho letto queste parole pronunciate dall’improvvido ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ho provato una rabbia e una delusione profonda. Per tre motivi: perché sono un ex-cervello in fuga (ho lavorato per anni alla Columbia University di New York come neuroscienziato, scappando dall’Università italiana), perché ora sono un giornalista e in quanto tale mi occupo di dati e delle storie delle persone, e perché sono uno di sinistra, un progressista.
Poletti, compagno Poletti, ma come si fa a dire una boiata del genere? E non me ne frega nulla delle sue precisazioni tardive. Provi solo un secondo ad immaginare di avere di fronte un ragazzo che è dovuto scappare a Londra a fare il cameriere o il pizzaiolo per trovare un lavoro decente, o uno come me che è fuggito a fare ricerca alla Columbia University di New York perché di lavorare come ricercatore a 1000 euro al mese fino ai cinquant’anni non ne avevo nessuna voglia. Preferisce non averci tra i piedi? Forse ha ragione, perché se l’avessi davanti, io le vorrei porre alcune domande, il pizzaiolo forse le darebbe una randellata in testa con la pala per le margherite.
Caro ministro, ma lei conosce l’Italia, studia, si applica? Credo di no. Guardi questa tabella.

In Italia si laurea solo il 20 per cento della popolazione, meno della metà dei Paesi civili. Oltretutto, chi ha una laurea in Italia è costretto spesso a fare un lavoro che non c’entra niente coi suoi studi. Conosco una marea di giovani che sono laureati in Lettere e lavorano in un call center a 300 euro al mese, o in Legge che fanno i camerieri. Tra i miei amici statunitensi, tutti hanno un lavoro adeguato al loro corso di studi: chi ha la laurea in Ingegneria fa l’ingegnere, chi ha la laurea in Cinema lavora nel cinema, ecc.
Ministro, guardi i dati e mi spieghi, per favore. Da noi si laurea la metà o un terzo dei giovani che si laureano in Gran Bretagna o negli Usa. Lo capisce che se già il misero 20 per cento dei laureati non trova lavoro intellettuale vuol dire che in Italia i posti di lavoro per un lavoro intellettuale non ci sono? Quindi, il problema non è che ci sono troppi laureati (no, sono troppo pochi), è che il mercato del lavoro intellettuale non offre sbocchi, e per questo un giovane laureato è costretto a fuggire all’estero. In altre parole, siamo diventati un paese dove c’è bisogno solo di meccanici, contadini e pastori. Ma per fare quello ci sono già i marocchini, i nigeriani e i rumeni che paghiamo 3 o 4 euro l’ora, magari con i voucher o addirittura in nero. Cioè siamo diventati un paese retrogrado, di azienda manifatturiera, agricoltura e pastorizia, come il Bangladesh o la Colombia. Niente di male, ovviamente, ma basta saperlo.
Lo sa, caro ministro, che negli Usa il 50 per cento dei ragazzi si laurea e la disoccupazione giovanile è al 4 per cento, mentre da noi si laurea il 20 per cento, ma la disoccupazione giovanile è al 36 per cento?
E con il lavoro manuale non siamo messi meglio. Forse, caro ministro, doveva venire con me a Monfalcone, davanti ai cancelli della Fincantieri. Doveva incontrare l’operaio Giampaolo, 29 anni di lavoro sulle spalle, che in lacrime, mentre fiumane di lavoratori uscivano dalla fabbrica, mi ha confessato: “Questa sinistra non mi rappresenta più. Cos’è la sinistra oggi? Guarda: questi operai, oggi ci sono, domani non ci sono più. Chi ci pensa a noi?”. E mi ha spiegato che solo 850 – dei 10.000 operai di Monfalcone – sono assunti a tempo indeterminato direttamente da Fincantieri, mentre tutti gli altri lavorano in ditte terziste che ti assumono con i voucher o con contratti di un giorno, una settimana o un mese (la famosa flessibilità) per paghe da fame di 800-1000 euro al mese. Solo i tanti bengalesi, rumeni o croati possono accettare questi salari da fame, perché vivono in dieci in un appartamento o scappano appena possono a casa loro, oltre-confine. Per questo, molti ragazzi italiani fuggono da Monfalcone e vanno all’estero. E nel resto d’Italia è lo stesso.
In Italia, caro ministro, la scuola è fallita e il sistema lavoro fa ancora più schifo, lo sa? No, forse non lo sa. Perché ho come l’impressione che lei il mercato del lavoro non lo ha mai dovuto affrontare davvero. Guardi, questo è il suo scarno curriculum.
Niente laurea, lei è un perito agrario, ma mica è un problema, siamo abituati ai ministri non laureati. Ehi, non fraintenda: è perfino superfluo dire che io apprezzo e ammiro chiunque, laureato e non laureato. Don’t judge a book from its cover, direbbero all’estero. Capisce cosa vuol dire? Lo sa l’inglese? Credo di no. Mi pare di capire dal suo curriculum che il suo cursus honorum si è svolto tutto tra le protettive e accoglienti braccia del partitone emiliano, quello di sinistra, quello che pensava ai giovani e ai lavoratori. Forse lei non ha mai dovuto emigrare per trovare lavoro, non ha mai dovuto imparare in fretta una lingua straniera perché se non capiva le ordinazioni la licenziavano, non ha mai dovuto sottoporsi all’ esame di una decina di spietati professori anglosassoni che valutavano i tuoi lavori scientifici con il crivello e poi ti dicevano di preparare una lezione in inglese in due ore.
Ecco, a uno come me, a uno come il mio amico Ottavio – che ora è professore alla Columbia University -, o al mio amico Giancarlo – che era lavapiatti e ora ha una catena di ristoranti e fa le tagliatelle più buone di New York, lei ha detto che: “E’ bene che stiano dove sono andati, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Che rispetto per i lavoratori, proprio da illuminato uomo di sinistra.
Sa cosa penso? Che uno come lei, per dire, alla Columbia University di New York (Usa) dove ho lavorato io, non l’avrebbero mai preso, e neanche al Ristorante Ribalta di New York, guarda caso. Caro compagno Poletti, ma non è che le brucia perché col suo curriculum le è già andata grassa che l’hanno preso alla Legacoop di Budrio (Italy) e poi è persino diventato ministro?

Giuseppe Casadio 



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 BUON NATALE
 A tutti, a tutti quelli che mi leggono.... ed anche a quelli che non lo fanno, un NATALE sereno e di speranza con la poesia e la musica di Pierangelo BERTOLI

IL "NUOVO" ACCESSO CIVICO


Il D.Lgs. 25 maggio 2016 n. 97 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza,..." ha modificato ed integrato il D.Lgs. 14 marzo 2013 n. 33 (cd. “decreto trasparenza”), con particolare riferimento al diritto di accesso civico. 
Il Consiglio di Stato nel parere reso sullo schema di decreto attuativo ha sottolineato come l’introduzione del nuovo accesso civico segni “il passaggio dal bisogno di conoscere al diritto di conoscere e rappresenta per l’ordinamento nazionale una sorta di rivoluzione copernicana, potendosi davvero evocare la nota immagine della pubblica amministrazione trasparente come una casa di vetro” (Cons. Stato, sez. consultiva, parere 24 febbraio 2016 n. 515/2016). 
Ora l'ANCI ha reso disponibile un quaderno con tutti gli aggiornamenti sul nuovo diritto di accesso civico. Spero fortemente che in qualche Comune (e non solo) se lo leggano.
Il Link del manuale 

lunedì 5 dicembre 2016

Risultati immagini per referendum immagini     REFERENDUM: VINCE IL NO
La riforma di Renzi è miseramente naufragata, travolta da una marea di NO.
Io ho votato No  perchè ritenevo la riforma  Renzi un pastrocchio  che avrebbe peggiorato la Costituzione attuale, rendendo tutto più confuso e pasticciato.
Ma credo che la stragrande maggioranza di coloro che hanno espresso un voto contrario abbiano voluto dare uno schiaffo, pesante, all'arroganza e alle molte chiacchiere e pochi fatti  del  Presidente del Consiglio .
Matteo Renzi non ha capito ( come la quasi totalità dei politici del resto) che gli italiani sono stanchi, stanchi, ma proprio stanchi di leaders e di proposte politiche che offendono la loro intelligenza, il loro buon senso, la loro giusta preoccupazione per il futuro loro e dei loro figli.
Non è un caso che a bocciare la riforma sono stati soprattutto  i giovani e il Sud, dove c'è più disoccupazione e povertà-


lunedì 28 novembre 2016


Il 4 Dicembre siamo chiamati alle urne per esprimere il nostro voto sul referendum costituzionale. 
Il Fac-simile della scheda elettorale ci chiede di approvare o respingere il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari,il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione.
Per la validità del referendum non c’è bisogno di raggiungere un quorum, vinceranno i “Sì” o i “No” indipendentemente da quante persone andranno a votare.
Il destino della nostra Costituzione dipende esclusivamente dal risultato di questo referendum, perciò è importante andare a votare..
Ora il dilemma è uno solo: SÌ o NO? FATE VOBIS!
L'importante è dare un voto libero. Questo significa votare quello che si vuole,quello che si ritiene giusto senza ascoltare l’ars retorica dei politici, i giornali, i talk show che cercano solo di manipolare le nostre menti.
Libertà di voto significa informarsi,documentarsi e poi votare senza nessuna forma di pregiudizio. Libertà e consapevolezza porteranno inevitabilmente alla scelta che noi riteniamo giusta,indipendentemente che il voto sia un sì o un no.
Spero che nessuno si offenda e si indigni se esprimo la mia opinione di voto per il referendum, che è molto semplice: voto NO a questo referendum.
Personalmente penso che Renzi abbia sbagliato ad inserire nell'unico quesito referendario tante modifiche. Se avesse scorporato i quesiti, ad alcuni avrei detto senz'altro Sì. Ad esempio, all'abolizione del CNEL e delle Province avrei votato Sì.
Posto com'è, il quesito, nel suo complesso, è inaccettabile.
La Costituzione va cambiata ma non con una riforma pasticciata. Cambiare per cambiare è irragionevole ; il cambiamento ha senso solo se porta concretamente un miglioramento. Si cambia per migliorare non per sbandierare un cambiamento, per di più peggiorativo dell’esistente.
Perciò voto No. Voto No principalmente perchè:
1) la malattia della politica italiana non sta nel bicameralismo paritario, ma al limite nel numero dei parlamentari, nello scollamento totale che hanno con i veri problemi della gente e non ultimo nella loro integrità morale e onestà.
2) il Senato non verrebbe abolito,ma trasformato in una sorta di dopolavoro per 74 consiglieri regionali e 21 sindaci con il rischio concreto di svolgere male entrambi i compiti. La struttura tecnico- amministrativa del Senato rimarrebbe intatta e anche la riduzione dei costi sarebbe molto relativa. Gran parte dei costi viene, infatti,  dalla gestione degli immobili,dai servizi, e dal personale del Senato.
3) i nuovi senatori non rappresenterebbero le Regioni ma se stessi ed il proprio partito e non si capisce tra l'altro come verrebbero eletti. Cinque senatori verrebbero nominati dal Presidente della Repubblica e non rappresenterebbero alcun territorio. E poi che senso ha istituire un Senato federale( o camera delle regioni) e poi riformare in  senso statalista il Titolo V della Costituzione (cioè togliendo competenze alle Regioni).
4) va bene che Senato e Camera dei deputati non devono avere gli stessi poteri, ma una delle due dovrebbe essere DAVVERO una Camera delle Regioni e dei territori (con il voto per Regione e non per teste, come accade, ad esempio, in Germania dove a rappresentare le Regioni (i Lander) sono i Presidenti.
5) non è affatto abolito il bicameralismo paritario; "la navetta" che una legge compie tra Camera e Senato rimarrebbe per molti procedimenti legislativi, aumentando in tal modo la confusione tra le funzioni tra le due Camere con svariati rischi di conflitti di competenza tra gli organi dello Stato.
6) la riforma costituzionale è strettamente legata alla legge elettorale che nell'attuale scenario permetterebbe ad un partito che rappresenta circa un quinto degli italiani di avere una maggioranza spropositata alla Camera che gli consentirebbe di eleggere i giudici costituzionali, di imporre il Presidente della Repubblica , nonchè di mettere i propri uomini nei posti chiave.. La riforma indebolirebbe il potere di controllo del Parlamento sul Governo, cioè verrebbe meno il principio dei pesi e contrappesi che in democrazia è fondamentale.
No, è una riforma pasticciata  che stravolge  gli equilibri democratici del Paese.

IO VOTO NO



Vista la risonanza sui social dell'area archeologica dell'antica Treglia, per chi vuole sapere qualcosa in più su questo luogo, ripo...