IL DIRITTO DI CRITICA
In una democrazia, ognuno dev'essere libero ed avere la possibilità di esprimere la propria opinione su qualsiasi argomento, anche se tale opinione può turbare alcune persone. La democrazia è bella per questo.
C’è un articolo della Costituzione che consente a chiunque di manifestare il proprio pensiero nel modo che ritiene più consono e adeguato "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art.21).
In ambito politico, tale libertà costituzionale si traduce nel cosiddetto diritto di critica. Con esso si legittima il mettere a nudo quanto viene ritenuto inadeguato, sbagliato con lo scopo di provocare una reazione, di stimolare un discussione.
Certo, fa più piacere ricevere elogi che critiche, ma la critica ha anche aspetti positivi perché pone chi viene criticato (gli amministratori) in condizione di riflettere sulle proprie scelte, di difenderle o, se è il caso, di compiere le necessarie correzioni.
Dinanzi ad una critica a sfondo politico, in primis coloro che hanno giurato fedeltà alla nostra costituzione dovrebbero essere ben contenti di essere stimolati al dibattito, di poter rispondere e rendere conto ai propri cittadini. D’altronde si è amministratori di tutti, di chi ci dà ragione e di chi no.
Se in un paese - diciamo X- ci sono due gruppi consiliari
contrapposti, chi muove delle critiche al primo non è detto che
parteggi per il secondo.
È un principio
fondamentale della logica, familiare anche ad un analfabeta con un
po’ di sale nella zucca. Ma purtroppo il buon vecchio Cartesio
aveva torto nel credere che le bon sens (il buon senso) fosse patrimonio comune di
tutti gli uomini: è vero il contrario, è merce rara .
O stai di qua o stai
di là, bianco o nero: un infantile interpretazione di un altro
principio logico: tertium non datur, in forza del quale o stai di qua
o non stai di qua, che è una cosa un po’ diversa, così come
l’alternativa a “bianco” non è nero ma qualunque altro colore.