domenica 4 gennaio 2026

L'AGGRESSORE E AGGREDITO

Da noi è tutto uno scatenarsi di fazioni che ricorrono a argomenti privi di coerenza e logica: c'è chi si schiera ora da una parte, ora dall'altra, a favore dell'aggredito o dell'aggressore. 
La Storia insegna che ogni aggressore ha sempre addotto un "valido motivo" a giustificazione: Hitler accusò la Polonia di aggressione prima di invaderla nel 1939; Mussolini invocò lo "spazio vitale" per conquistare Etiopia e Libia; gli USA attaccarono l'Iraq nel 2003 col pretesto delle armi di distruzione di massa; Putin invase l'Ucraina nel 2022 per "difendere" la popolazione russofona. Oggi Trump attacca il Venezuela col pretesto di distruggere i trafficanti di droga, declassando Maduro a "narcoterrorista"
In realtà, questi pretesti sono spesso inventati – forse quello di Mussolini fu il meno ipocrita. 
Esistono leggi internazionali e organismi per dirimere le dispute tra Stati, ma oggi le prime sono carta straccia e i secondi delegittimati: siamo tornati alla legge della giungla, quella del più forte.
Logico distinguere aggressore e aggredito: il primo si fa giustizia da sé, il secondo subisce. Putin è l'aggressore in Ucraina; Trump lo è in Venezuela; lo è Israele quando bombarda Libano, Siria e Iran oltre i suoi confini.
L'incoerenza domina: chi accusa Trump trova giustificazioni per Putin, e viceversa. 
Che dire se la Cina invadesse Taiwan "per riprenderla"? O se Trump, per "sicurezza", occupasse Groenlandia, Panama o Cuba? Se la Russia rivendicasse Moldova, Estonia, Lettonia e Lituania come ex territori sovietici? 
Coloro che si schierano a favore dell'uno o dell'altro inventano motivi strampalati, invece di opporsi sempre a chi infrange il diritto internazionale e commette crimini contro l'umanità, senza se e senza ma.


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