PONTELATONE ESCLUSO DALLA CLASSIFICAZIONE DEI COMUNI MONTANI
Cè
un comune che da oltre settant'anni viene riconosciuto
come montano. Inserito nell'elenco storico della legge 991 del 1952,
parte integrante di una comunità montana, membro di un consorzio di
bonifica montana.
Poi
arriva la legge Calderoli 131/2025 e, con un tratto di penna, questo Comune scompare dall'elenco dei territori montani. Non perché sia
cambiata la geografia, non perché si siano appiattite le montagne o
modificate le condizioni ambientali. Semplicemente perché nuovi
criteri, nuovi parametri hanno ridisegnato confini che sembravano
consolidati dalla storia.
Potrebbe
sembrare una questione puramente burocratica, un dettaglio
amministrativo destinato a interessare solo gli addetti ai lavori. Ma
dietro questa riclassificazione si nasconde un problema ben più
profondo che tocca la vita concreta delle persone.
Essere
classificati come comune montano non è un vezzo identitario.
Significa accesso a fondi specifici per la manutenzione della
viabilità in condizioni difficili, risorse per contrastare lo
spopolamento, sostegni per mantenere servizi essenziali. Significa politiche tariffarie agevolate, detrazioni
fiscali per chi sceglie di restare o investire in questi territori,
priorità nell'accesso a bandi europei dedicati alle aree
svantaggiate.
Cancellare
un comune dall'elenco montano significa potenzialmente metterlo in
condizione di non poter più accedere a questi strumenti. E questo in
un momento storico in cui le aree interne del Paese stanno già
affrontando sfide enormi.
Ma
forse ancora più grave del merito è il metodo. La nuova
classificazione arriva dall'alto, attraverso un decreto che porta il
nome del ministro che l'ha promosso, senza che ci sia stato un vero
confronto con chi quei territori li vive, li amministra, li conosce
nella loro complessità quotidiana.
Le
comunità montane, i consorzi di bonifica, le amministrazioni comunali che per decenni hanno costruito reti di collaborazione e progetti di
sviluppo si sono trovate di fronte a un fatto compiuto. I sindaci
hanno scoperto su internet che il loro comune non era
più considerato montano, senza che nessuno avesse chiesto loro un
parere, una valutazione, un contributo.
Questo
approccio tradisce una visione della montagna e delle aree interne come problema da
gestire burocraticamente, anziché come risorsa da valorizzare
attraverso il dialogo con chi le abita.
Ridurre
tutto a un elenco basato su criteri rigidi significa non
comprendere che la montanità non è solo una questione di metri sul
livello del mare. È un insieme di condizioni ambientali, economiche,
demografiche, di accessibilità ai servizi che vanno valutate nella
loro interazione, non attraverso parametri isolati. La geografia amministrativa non può ignorare la geografia reale.
Per
questo è fondamentale che si apra al più presto una riflessione
seria sui criteri adottati. Non si tratta di tornare indietro per
principio, ma di costruire un sistema di classificazione che tenga
davvero conto della complessità territoriale italiana.
Servono
parametri che considerino non solo l'altitudine media, ma anche
l'accessibilità effettiva ai servizi, la densità demografica, i
trend di spopolamento, la presenza di attività economiche, la
vulnerabilità idrogeologica.
Servono procedure che coinvolgano gli
enti locali, le comunità montane, gli esperti di sviluppo
territoriale.
E
soprattutto serve la consapevolezza che escludere un territorio dalla
classificazione montana non è un'operazione neutra: significa
potenzialmente condannarlo a un ulteriore indebolimento, proprio nel
momento in cui avrebbe più bisogno di sostegno.
La " montanista" non
può essere ridotta a un elenco compilato in fretta, senza confronto
con i territori, sulla base di criteri che rischiano di fotografare
solo una parte della realtà.
Questo
comune, Pontelatone, che si ritrova escluso dalle nuove classificazioni non è
un'eccezione, ma il simbolo di un approccio che va rivisto.
La
speranza è che si apra rapidamente un tavolo di confronto, che si
ascolti chi quei territori li vive e che si trovino criteri più
giusti, più aderenti alla realtà, più rispettosi della complessità che caratterizza l'Italia delle aree interne.
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Vantaggi dell'inclusione nell'elenco dei comuni montani
I comuni montani riconosciuti dalla legge n. 131/2025 beneficiano di
numerose agevolazioni fiscali, contributive e di sostegno allo
sviluppo per contrastare lo spopolamento e favorire la crescita
economica
Vantaggi fiscali e agevolazioni per i cittadini
Esenzione IMU sui terreni agricoli: I terreni agricoli ricadenti in aree montane sono esenti dall'IMU Fisco e Tasse, un vantaggio che viene mantenuto anche con la nuova classificazione.
Crediti d'imposta per l'abitazione Chi acquista o affitta immobili in comuni montani può ottenere crediti d'imposta fino al 60% delle spese sostenute .In particolare, per operatori sanitari e scolastici è previsto un credito d'imposta del 60% del canone di locazione o dell'ammontare del finanziamento fondiario, con tetto massimo di 2.500 euro annuo
Agevolazioni prima casa per giovani: I giovani sotto i 41 anni che acquistano la prima casa nei comuni montani possono beneficiare, per i primi 5 periodi d'imposta, di un credito d'imposta commisurato agli interessi passivi del mutuo
Contributi a fondo perduto: Molte regioni hanno attivato bandi con contributi fino a 100.000 euro per chi acquista o ristruttura casa in piccoli comuni montani
Vantaggi per le imprese
Smart working agevolato: I datori di lavoro che permettono ai dipendenti di trasferirsi e lavorare da remoto in comuni montani sotto i 5.000 abitanti possono ottenere uno sgravio contributivo totale fino a 8.000 euro annui per lavoratore L'esonero contributivo è previsto per il periodo 2026-2030 con percentuali decrescenti.
Crediti d'imposta per l'agricoltura: Gli imprenditori agricoli e forestali hanno diritto a un credito d'imposta pari al 10% del valore degli investimenti effettuati tra il 2025 e il 2027 che può salire al 20% in comuni con minoranze linguistiche.
Agevolazioni per nuove imprese: Alle nuove imprese costituite da under 41 è previsto, per i primi tre anni di attività, un contributo sotto forma di credito d'imposta fino a concorrenza di 100.000 euro
Miglioramento ambientale: Le aziende che operano nelle zone montane hanno un credito d'imposta del 10% per interventi di miglioramento ambientale e climatico
Vantaggi per operatori sanitari e scolastici
Punteggi aggiuntivi: È prevista l'attribuzione di un doppio punteggio per la partecipazione alle procedure concorsuali presso le aziende del Servizio Sanitario Nazionale per chi ha lavorato in strutture montane. Analogamente, il personale scolastico riceve punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali.
Emolumenti aggiuntivi: È prevista la definizione di un ulteriore emolumento di natura accessoria e variabile per gli operatori della sanità di montagna
Accesso a fondi e risorse pubbliche
Fondo per lo Sviluppo delle Montagne (FOSMIT): Il bilancio dello Stato mette a disposizione 200 milioni di euro nel Fondo per lo sviluppo delle montagne che viene ripartito tra i comuni montani riconosciuti.
Fondi europei PAC: Vengono mantenute le misure previste nell'ambito della Politica agricola comune dell'Unione europea per i territori montani.
Priorità nei bandi: I comuni montani hanno priorità nell'accesso a bandi specifici per aree svantaggiate e per il contrasto allo spopolamento.
La perdita della classificazione montana non è quindi una questione meramente amministrativa, ma comporta la perdita concreta di risorse economiche, agevolazioni fiscali e opportunità di sviluppo che potrebbero accelerare ulteriormente lo spopolamento e il degrado di questi territori.
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